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martedì 27 maggio 2014

Camorra, sgominato clan dei “tatuati”. “Compravamo droga da Genny ‘a carogna”

Sono 14 le ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dalla Dda di Napoli. Il segno distintivo degli appartenenti era il tatuaggio che raffigurava "Bodo" un personaggio dei cartoni animati e soprannome del boss emergente Marco de Micco
Bodo, il tatuaggio utilizzato dal clan camorristico


Mie riflessioni:
*"Dopo aver visto la sconfitta dello Stato italiano con protagonista assoluto un ultras del Napoli Calcio Genny ‘a carogna, mi pare troppo poco giustificare quanto avvenuto. Forse (per i miei 30 anni trascorsi come dipendente del Ministero Dell'Interno (Polizia di Stato), posso dire che i politici, i responsabili della Federazione Calcio, non hanno voluto prendere provvedimenti per evitare che la partita di pallone non venisse svolta; denaro e poteri che a noi non è consentito comprendere (celato da tutti i media). Per questo finalmente si è riusciti a mettere "una pezza" in quella figuraccia nazionale e internazionale che ci fu per il calcio italiano. Lo Stato non è presente in territori dove le organizzazioni criminali "sciaquano i panni sporchi", utilizzando persone fisiche, carne umana, spesso ragazzi che non vedono nessuna prospettiva per il loro futuro, aggiungendo che le politiche locali sul territorio nulla fanno per arginare o debellare. Mi piange il cuore sapendo che vite umane abbiano lasciato il loro respiro per morire in nome di questo o quel clan o mafia, ma nulla cambia.
Antonio Minichini, Gennaro Castaldi, Alessandro Malapena sono morti e in parte lo Stato italiano ne è responsabile. Non esisteva nessuna associazione, organizzazione nel territorio per dare aiuto a queste persone? Non ci voglio credere e non ci credo. La camorre, le mafie, le organizzazioni criminali organizzate, si possono debellare solo e soltanto se viene estirpato il marcio che esiste nella politica italiana, in quel pseudo personaggio che ricopre una carica pubblica e/o politica che scende e si vende a compromessi con la camorra, le mafie! Nella mia conclusione posso solo dire che l'omertà aiuta i già ricchi di denaro e indebolisce la democrazia. Spero solo che non ci siano ancora 18enni che dovranno pagare con la vita, una vita già bruiciata da una politica che non esiste oppure si comporta come le tre (3) scimmie: "non vedo, non sento, non parlo"*.


Ciro C. se lo è fatto tatuare sull’avambraccio. Antonio N. sull’anca. Roberto B. in prossimità delle parti basse. “Bodo”, un personaggio dei cartoni animati, è il soprannome di Marco De Micco, boss emergente di Ponticelli, quartiere di Napoli, già feudo della famiglia Sarno. Il clan De Micco ha costruito la sua ascesa grazie al sostegno del clan Cuccaro del quartiere limitrofo di Barra, fino a diventarne la ‘loga manus’ sul territorio di Ponticelli. Quel tatuaggio, accompagnato in qualche caso dalla scritta “rispetto, fedeltà e onore”, è considerato dagli inquirenti il marchio di affiliazione alla cosca dei fratelli De Micco.

Gennaro De Tommaso


Un clan camorristico sgominato
nella mattinata del 27 maggio grazie a un’operazione della Squadra Mobile di Napoli, che ha eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dalla Dda di Napoli per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico, tentato omicidio, spaccio di stupefacenti, detenzione e porto d’armi. Dalle carte dell’ordinanza emerge, inoltre, che il clan comprava droga da Genny ‘a carogna, al secolo Gennaro De Tommaso,
Gennaro De Tommaso

l’ultrà del Napoli protagonista della serata di follia dello stadio Olimpico, durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

La droga la compravamo da tale Genny la carogna che dovrebbe essere di Forcella”, riferisce il collaboratore di giustizia Domenico Esposito. “Per la consegna – continua Esposito – era utilizzata una Renault Scenic modificata, che ci veniva lasciata parcheggiata con le chiavi presso il cimitero di Ponticelli. Noi mandavamo a ritirare la macchina che poi restituivamo”. Sulla circostanza sono in corso approfondimenti da parte della Procura.

Tornando al clan, il tatuaggio, come anticipato da Manuela Galletta su Cronache di Napoli, è il segno indelebile dell’adesione totale e incondizionata alla cosca che in questi ultimi anni si è fatta largo nel panorama criminale napoletano fino a mettere sotto scacco Ponticelli attraverso le estorsioni, i sequestri di persona e i fatti di sangue legati al contrasto con un clan rivale, i D’Amico.
Antonio Minichini e Gennaro Castaldi

Sparatoriedimostrate” alternate a veri e propri agguati. Come nel caso del duplice omicidio di Antonio Minichini e Gennaro Castaldi, due diciottenni affiliati ai D’Amico uccisi nel gennaio 2013. Due mesi dopo venne ammazzato Alessandro Malapena, del clan De Micco.
Alessandro Malapena [pagina Facebook]

Una perquisizione ha fatto rinvenire il “libro mastro” dei De Micco, con la partizione delle quote periodiche dei profitti del racket e della droga, le “mesate” da corrispondere agli affiliati, le spese per acquistare armi e pagare gli avvocati.