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mercoledì 17 ottobre 2012

Roberto Saviano: “La legge anti-corruzione così non basta approvatela subito ma serve più coraggio”

Saviano (stasera su RaiTre da Fabio Fazio) al gov­erno: “I rap­porti mafia-politica emer­genza nazionale”. “A Milano si è super­ata la linea d’ombra. In molte aziende si pensa meglio i cap­i­tali sporchi che soccombere” Di Con­chita Sannino Roberto Saviano
Roberto Saviano
"Per Roberto Saviano, il ddl anti­cor­ruzione “così com’è impostato, non va bene, non basta. Il provved­i­mento deve essere raf­forzato sul falso in bilan­cio, sul voto di scam­bio, sulla con­cus­sione e in altre sue parti fon­da­men­tali. Quella legge, sulla cui neces­sità si sono espressi oltre 300mila cit­ta­dini aderendo con me all’appello di Repub­blica, va approvata con urgenza, ma senza scen­dere a com­pro­messi”. L’autore di Gomorra, che torna stasera da Fabio Fazio a “Che Tempo che fa” per ripar­tire con le sue anal­isi sullo scam­bio politico-mafioso e sulle alleanze tra clan ed econo­mia legale, lan­cia un appello al min­istro Paola Sev­erino e un altro al pre­mier Monti. Il min­istro della Gius­tizia, aus­pica Saviano, “si fac­cia garante per­ché non si sia ostag­gio di questa polit­ica”. L’altra sol­lecitazione riguarda l’allarme dei con­dizion­a­menti mafiosi nel paese: “Il gov­erno deve fare presto ad affrontare la ques­tione come emer­genza nazionale e non come un prob­lema tra i tanti”.

Saviano, par­ti­amo da un tabù che è crol­lato. C’era una volta l’orgoglio nordista che pun­tava il dito con­tro la com­plic­ità o la colpev­ole indif­ferenza del sud con i clan. “In effetti, fino a poco tempo fa, poteva essere ris­chioso par­lare di infil­trazioni mafiose al Nord. Della Lega, ad esem­pio, ti las­ci­a­vano anche dire che era razz­ista, un po’ incolta, ma guai a par­lare di toller­anza con le mafie”.

Lei stesso, due anni fa, fu accusato dall’ex min­istro Maroni di aver riv­olto accuse infamanti alla Lega per­ché disse che la ‘ndrangheta “inter­loquiva” col suo par­tito. “Purtroppo i fatti di oggi met­tono in ridi­colo le parole di Maroni, oltreché la cam­pagna orches­trata con­tro di me. La reazione del Car­roc­cio fu così risen­tita per­ché nes­suno aveva ancora detto con chiarezza, al grande pub­blico, che il peri­colo era già lì, negli appalti, nelle imp­rese. Il caso ha voluto che cadesse la maschera del tesoriere della Lega Francesco Bel­sito, che sec­ondo due pro­cure aveva rap­porti con la cosca dei De Ste­fano in Cal­abria. Poi è arrivato l’arresto dell’assessore Zam­betti che, come sot­to­linea il procu­ra­tore aggiunto Boc­cassini, svela un pezzo di democrazia inquinata. E in tutto questo, la Lega ha esi­bito negli anni un’antimafia di fac­ciata: quella che ti fa orga­niz­zare la fiac­co­lata con­tro il sog­giorno obbli­gato di qualche boss o con­tro gli spac­cia­tori, ma niente di più”.

La replica del Car­roc­cio è che l’assessore accusato di aver pagato 200mila euro per 4000 voti, è del Pdl. “Ecco, la Lega sta dicendo che loro non c’entrano. Ma è una bugia. Per­ché hanno appog­giato incon­dizion­ata­mente il Pdl che ha sem­pre avuto un atteggia­mento dis­in­volto con i fac­cendieri di queste orga­niz­zazioni. Per­ché se fai per­cepire alla tua base elet­torale che il prob­lema mafioso riguarda solo bande cal­abresi o cam­pane che si fanno il racket tra loro, stai mentendo. A Milano, si è super­ata la linea d’ombra. In alcune aziende, c’è chi si domanda: voglio essere per­dente o vin­cente? Se non voglio alzare bandiera bianca, fac­cio entrare cap­i­tali opachi”.

In Lom­bar­dia nes­suno fa un passo indi­etro. Per­ché? “A Milano fino a ora non è nata una vera cul­tura anti­mafia. Non nelle per­sone, non nelle imp­rese. Forse per­ché non ci sono stragi, non ci sono faide e i sum­mit non avven­gono alla luce del sole. Una parte della polit­ica se ne occupa, ma la mag­gior parte delle per­sone ritiene che la crim­i­nal­ità orga­niz­zata sia un fenom­eno meridionale…”.

Eppure, un mese fa a Milano hanno ucciso una cop­pia per la cocaina: i killer hanno sparato a lei men­tre teneva una bimba in brac­cio. “Esatto, una scena tipi­ca­mente mafiosa quasi scivolata addosso. Con spo­radiche eccezioni, la polit­ica prat­ica l’esercizio della rimozione. Così avviene con le estor­sioni a tap­peto, in un’omertà gen­er­al­iz­zata che ricorda aree depresse del Sud”.

Con la dif­ferenza che pezzi del Sud si ribel­lano, dal moto col­let­tivo delle donne di San Luca in Cal­abria all’onda antiracket di Ercolano, nel vesu­viano. “Invece al Nord tanti con­tin­u­ano a dire che l’infezione arriva dal Merid­ione. Non è così: sono cel­lule locali, con mec­ca­n­ismi d’azione mafiosa, che ormai par­lano lom­bardo e che nella terra della finanza si arric­chis­cono di nuovi cap­i­tali. Di questo fa le spese pro­prio l’economia del Sud: se il fenom­eno crim­i­nale non fosse così florido al Nord, le cosche lag­giù sareb­bero molto indebolite”.

Sulla lotta alla ‘ndrangheta si sconta un grande ritardo. Non occorre un’autocritica anche da parte dei media? “Credo che aut­o­crit­ica debba farla soprat­tutto la polit­ica nazionale: direi che il nos­tro gov­erno si è dato altre pri­or­ità. Il mio appello a Monti è: fate presto a porre la ques­tione anti­mafia come un’urgenza da affrontare e non più come un prob­lema fra tanti”.

E sul ddl anti-corruzione, qual è il suo appello? “È un testo ancora debole. Il ddl anti­cor­ruzione è un decreto salva-democrazia: non viatico per una polit­ica pulita, ma la pre­messa per un sis­tema che possa davvero dirsi demo­c­ra­tico. Una classe polit­ica cor­rotta e impunita è per­me­abile ai cap­i­tali crim­i­nali, come le recenti inchi­este attes­tano. Dopo l’appello lan­ci­ato da Repub­blica, 300mila cit­ta­dini hanno fir­mato. Ora il Guardasig­illi dovrà farsi garante per­ché non si scenda a com­pro­messi, per­ché non si sia più ostag­gio di questa polit­ica che quando non è colpev­ole di con­nivenza, lo è di igno­ranza. Un’ignoranza che, ai ver­tici di una regione come la Lom­bar­dia, non è consentita”.

Quali sono i punti del Dda da rivedere? “Sono numerosi, ma tre i più impor­tanti: voto di scam­bio, (che nel testo risulta puni­bile solo se il politico lo paga in denaro e non con favori di altro tipo), falso in bilan­cio e autori­ci­clag­gio. Ma il vero salto di qual­ità nella lotta alla cor­ruzione sarebbe l’introduzione — che l’Europa ci chiede — di una norma che ren­desse impre­scrit­tibili i reati dopo la sen­tenza di con­danna di primo grado”.

Siamo in piena feb­bre da pri­marie. È sot­to­va­l­u­tato il tema delle infil­trazioni crim­i­nali e del voto di scam­bio? “La crisi del sis­tema lom­bardo è inau­gu­rata dal caso Penati, pec­cato orig­i­nale che ha depoten­zi­ato l’opposizione del cen­trosin­is­tra ai dis­as­tri del cen­trode­stra. Spero che il dibat­tito non si lim­iti alle regole delle primarie”.

Umberto Eco, pro­pone una specie di mob­bing verso chi ostenta tenori di vita sospetti. Anche lei ha un con­siglio per gli onesti? “Sì: voler sem­pre sapere. Quando uno è stanco dei gior­nali, di conoscere il caso Lazio o Lom­bar­dia, quello è il modo per las­ciare tutto invari­ato. Per­ciò, direi: non smet­tere di appro­fondire, essere aperti e non ide­o­logici. Conoscere cam­bia le cose”. Saviano, lei è alla terza sta­gione tele­vi­siva, ora di nuovo in Rai. L’ha delusa lo share di due set­ti­mane fa, alto (11%) ma comunque infe­ri­ore ai pic­chi da record (31%) della pas­sata edi­zione di “Vieni via con me”? “No. Intanto, con i nuovi ver­tici Rai lavoro in armo­nia e nes­suno mi chiede i con­tenuti degli inter­venti. Le mie pre­senze sono con­cepite come una rubrica, legata all’attualità. Quindi, in questo test del lunedì voluto da Fazio, sono più libero dalle ansie di per­fo­mance. Voglio lib­er­armi della ‘dit­tatura’ dell’evento. Credo sia impor­tante essere in tv, occu­pare uno spazio da scrittore”. Pubblicato il: 15 ottobre 2012 da: redazione."

VIDEO: Che tempo che fa : Roberto Saviano: la 'ndrangheta al Nord 15/10/2012

*Fonte: Roberto Saviano.it

sabato 2 giugno 2012

Equitalia, i furbetti della tasse. Movimento Artigiani Commercianti Liberi Sardegna (12/05/2011)

www.Antimafia.Tv (Sardegna)




(video realizzato il 12 maggio 2011 a Cagliari)
Finalmente anche la Sardegna come la Sicilia "ALZA LA VOCE", e non smetterà di farlo fino a quando la legalità tornerà ad essere reale in questo strano e caotico mondo di politici corrotti.
Pensavo di aver perso questo prezioso documento video, ma fortunatamente ritrovato nei meandri di un hard disk esterno.
In Sardegna il 12 maggio 2011 grandissima manifestazione che ha portato migliaia di persone in piazza a Cagliari: aderiscono a "AntiEquitalia", ed è il Movimento Artigiani e Commercianti Liberi.
Tratto dal sito ufficiale, "Chi siamo":
(*) ''IN PRINCIPIO:
Quattro amici con partita iva si sono incontrati sotto un ponte, tutti quanti con gli stessi problemi abbiamo deciso di parlarne ad altri amici. Alla prima riunione eravamo in venti, alla seconda 50, alla terza 700, solo perchè tutti gli altri non trovavano parcheggio per entrare nella sala.
Alla fine siamo diventati una marea, tutti con gli stessi problemi, adesso siamo uniti più che mai per risolvere i problemi delle partite iva,  e  di tutti i cittadini che ritengono di essere nelle mani di un sistema che sta portando alla rovina il nostro territorio.
POI
Piano piano il movimento è cresciuto ed è arrivata l' esigenza di coinvolgere anche quelle persone che non sono artigiani e commercianti ma semplici lavoratori, studenti , pensionati, disoccupati ecc....
ORA
Ora e' arrivata l' ora di non farci fregare dalla semantica delle parole " MOVIMENTO ARTIGIANI E COMMERCIANTI LIBERI " per quanto può ingannare, il nome non deve escludere le altre categorie di persone che non sono partite iva, ma anzi queste in primis devono essere coinvolte nella lotta comune contro il sistema politico, economico, e sociale che non funziona.
UNITI SI PUO !!! ''
(*) Il portale del Movimento Artigiani e Commercianti Liberi:


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mercoledì 9 maggio 2012

Telejato, la tv antimafia in Sicilia costretta a chiudere a causa dello switch off

Pino Maniaci
Di Giuseppe Pipitone | 26 aprile 2012

L'emittente di Pino Maniaci rischia lo spegnimento perché il passaggio al digitale terrestre è previsto solo per quelle commerciali, che hanno come editori società di capitale. Per salvarla basterebbe unemendamento alla legge sulla assegnazione delle frequenze.

Il telegiornale di Telejato, la piccola emittente a gestione familiare di Partinico, dura due ore: un record che gli conferisce di diritto il titolo di telegiornale più lungo d’Italia. Un record che però adesso rischia di fermarsi. A fine giugno, infatti, con lo switch off, anche la Sicilia passerà al digitale terrestre. Solo che nella norma che regola lo spegnimento dei canali in analogico c’è una piccola falla: il passaggio in digitale è previsto soltanto per le televisioni commerciali, quelle che hanno come editori società di capitale, bilanci in regola e dipendenti assunti.

In Italia però la vecchia legge Mammì aveva creato anche un altro tipo di emittenti: quelle comunitarie, ovvero le tv onlus di associazioni, movimenti e partiti politici. In tutto sono circa duecentocinquanta, non hanno dipendenti e devono avere un bilancio in pareggio: per loro la finanziaria del 2011 (agli articoli 8,9,10) non prevede la possibilità di passare dall’analogico al digitale. In una parola dovranno cessare le trasmissioni. Anche Telejato è una televisione comunitaria, una onlus nata come emittente di Rifondazione Comunista e poi rilevata nel 1999 da Pino Maniaci, ex imprenditore edile con la perenne sigaretta in bocca. “Anche Telejato secondo questa legge dovrà spegnersi – racconta Maniaci – Il primo luglio noi non dovremmo esistere più. Non capisco come sia possibile che oggi io ho una televisione e domani lo Stato me la chiude, senza neanche dirmi il perché”.

Per salvare la televisione di Maniaci e tutte le altre emittenti comunitarie basterebbe in effetti fare un semplice emendamento alla legge sulla assegnazione delle frequenze televisive. E in effetti nei mesi scorsi una proposta di emendamento era stata presentata da alcuni senatori e deputati del centro sinistra. “E’ un emendamento che ci salverebbe perché il 30% delle frequenze assegnate alle televisioni locali dovrebbero andare alle televisioni comunitarie. Se questo emendamento venisse approvato allora le tv comunitarie riusciranno a salvarsi, altrimenti tutte le 250 emittenti chiuderanno per sempre i battenti. A rischio è la stessa libertà di stampa. Solo che il termine per presentare domanda di assegnazione delle frequenze digitali è scaduto lo scorso 20 aprile e ancora quest’emendamento non è stato neanche presentato”.

Per salvare Telejato si sono messe in moto una serie di associazioni riunite in comitato. “Abbiamo scritto ai presidenti delle camere, al presidente del Consiglio anche a Napolitano che ha risposto di non avere poteri in merito. L’unica speranza sarebbe quell’emendamento ma sembra che ci stiano prendendo in giro. Ad oggi, se la legge non viene modificata entro il 30 giugno 2012, Telejato dovrebbe chiudere”. Dovrebbe? “Si dovrebbe, perché io mi rifiuto di chiudere. – risponde Maniaci -Passerò al digitale, non rispetterò la legge, ora mi pare che si chiami disobbedienza civile. Se vogliono chiudermi devono venire a farlo con la forza: voglio vedere i carabinieri che staccano la spina e io che la riattacco”. E cosa faranno invece la stragrande maggioranza delle altre televisioni comunitarie? “Sono quasi tutte della chiesa – risponde pronto Maniaci – quindi o sono già passate su satellite o in qualche caso hanno già deciso di chiudere. In Sicilia sono circa 40 le televisioni comunitarie e visto che lo Stato da un piccolo contributo per staccare la spina hanno già deciso di spegnersi da sole”.

Da 13 anni in quel lembo di terra sassosa tra Palermo e Trapani Pino Maniaci fa capolino nelle tv di 25 comuni. Ha collezionato più di 200 querele, la maggior parte da Antonina Bertolino, padrona dell’omonima distilleria: alla duecentesima citazione per danni è andato davanti lo stabilimento e si è spogliato nudo. Poi ha racimolato una denuncia per esercizio abusivo della professione: il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino chiuse un occhio e lo iscrisse all’albo dei pubblicisti, sottolineando che “per fare il giornalista non occorre il tesserino’’. Nel suo palmares ha accumulato poi una serie di intimidazioni: dall’auto bruciata fino all’aggressione subita da Michele Vitale, figlio allora minorenne del boss mafioso Vito Vitale, che tentò di strozzarlo con la sua stessa cravatta senza successo. Le lettere anonime ovviamente non si contano: l’ultima la mostra in diretta “è arrivata stamattina – dice estraendo un foglio dalla tasca – c’è scritto che devo andarmene da Partinico altrimenti agiranno in altri modi”. Di certo dal primo luglio a Partinico potrebbe non esserci più Telejato.

Fonte: ilfattoquotidiano.it


Lettera a Mario Monti per salvare Telejato

Editoriali - Lettere Aperte
Scritto da Pippo Giordano
Giovedì 26 Aprile 2012 17:34

Egregio senatore Monti, La prego di scusarmi se mi prendo licenza di scriverLe, non l’avrei fatto se l’argomento in narrativa non fosse serio e che potrebbe meritare un approfondimento da parte Sua.

Le scrivo, non sulla base dell’amicizia che mi lega a Pino Maniaci, ma su qualcosa di più nobile che mi sta tanto a cuore, ovvero la libertà d’informazione che rappresenta la piccola e se vogliamo unica televisione Telejato, che informa di mafia in un ristretto ambito del territorio siciliano, feudo di Cosa nostra.

La prego Prof Monti, di dedicare un paio di minuti della sua impegnata vita politica, per guardare da vicino il dramma che sta per abbattersi su Telejato di Pino Maniaci.
Un dramma, che per certi versi evitato in passato, talchè Cosa nostra ne aveva già chiesto la repentina chiusura con atti violenti che non sto qui ad elencare, ma che ora si ripresenta. E, sembra, per ironia del destino che dove non arriva la mafia, arriverà la scure di una legge dello Stato che metterà per sempre a tacere Telejato, costringendola alla chiusura nell’ambito del Beauty contest.

Chi Le scrive, è una persona che è nata e cresciuta a pane e mafia e che superata l’età adolescenziale ha messo in pratica la sua modesta conoscenza del fenomeno mafioso a disposizione di uomini che hanno lottato contro il cancro meglio conosciuto come Cosa nostra e che purtroppo sono stati ammazzati.

In forza di questa mia pregressa attività di contrasto, Le ricordo quanto era difficile parlare di mafia e quanto era praticamente impossibile sorridere in quegli anni ottanta e poi novanta con le stragi del 92/93. Quindi, ascoltare ogni giorno il TG di Telejato, rappresenta per me, e penso per tanti ascoltatori, un riscatto di quel mondo ovattato di silenzio, tutto intento a propinarci un’Italia che non c’era: un mondo idilliaco ove la mafia non esisteva affatto. Epperò sparava ed uccideva, ma erano solo “regolamenti di conti di piccoli pregiudicati”, questo era il messaggio per gli immaturi italiani.

Senatore Monti, se Lei trovasse il tempo di visitare la piccola Telejato di Partinico, come fanno migliaia e migliaia di studenti provenienti dall’Italia a dall’Europa, toccherebbe con mano, la semplicità e l’onestà che aleggia in quel che è un appartamento di pochi vani. Sì! Telejato è un’emettente a conduzione familiare, con modesti mezzi tecnici, ma soprattutto con scarse risorse finanziarie. Eppure, questa libera voce che ha il coraggio di denunciare la mafia, a breve potrebbe essere imbavagliata.

Per questi motivi, presidente Monti, la prego di voler valutare l’opportunità di salvare Telejato di Pino Maniaci, Lei ha la possibilità di far apportare correttivi alla legge, non consenta ai mafiosi di brindare a chiusura avvenuta: lo hanno già fatto con le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ad ogni loro vittoria, corrisponde una nostra sconfitta.


Cordialità.

Pippo Giordano

Fonte: SocialSicilia.it


“Lascia Partinico”, ennesima lettera di minaccia a Pino Maniaci

LETTERA ALL'INTERNO!
Il nuovo messaggio intimidatorio recapitato presso la sede di Telejato
di Aaron Pettinari - 26 aprile 2012
E' stata recapitata questa mattina nella sede dell'emittente televisiva Telejato di Partinico l'ennesima lettera di minacce al direttore Pino Maniaci. Un testo sgrammaticato, scritto a mano, in cui sono contenute diverse frasi offensive nei confronti del giornalista che quotidianamente con i propri servizi accende i riflettori sulla mafia a Partinico, regno del clan dei fratelli Vitale, appartenenti all'ala più sanguinaria di Cosa nostra, senza mai dimenticare anche la cosiddetta zona grigia.
Clicca per ingrandire
Nel testo il forte ammonimento a lasciare subito Partinico. Maniaci, dotato di servizio di protezione, ha immediatamente informato polizia e carabinieri e ha sporto regolare denuncia. Non è la prima volta che il direttore di Telejato riceve intimidazioni. In passato minacce erano state rivolte alla propria famiglia ma anche ad i suoi collaboratori. “Noi come sempre andremo avanti – ha detto Pino raggiunto da ANTIMAFIADuemila – Non ci siamo mai fermati in passato e non lo faremo certo ora che questi 'scassapagghiare' sono tornati a far sentire il proprio puzzo. In questi giorni si vede che abbiamo lavorato bene parlando del processo The End, di Charthago, compiendo un'indagine su nullatenenti che poi girano con macchinoni. E questa è un'azione subdola di cui si son serviti per metter paura a me e ad i miei familiari. Si fanno sentire ora che siamo sempre più prossimi alla fatidica data dello switch-off. Quello sì che sarà un problema. Stiamo aspettando risposte dal Governo ma anche in quel caso andremo avanti e continueremo a trasmettere fino a quando non verranno a prenderci con la forza”.
Dal prossimo 30 giugno, infatti, anche la regione siciliana dirà addio al vecchio sistema analogico, per passare in definitiva al digitale terrestre. Telejato pertanto corre un grande rischio, quello di chiudere i battenti per l’impossibilità di acquistare le nuove frequenze e come lei sono in allamre altre 250 tv comunitarie italiane. “Il passaggio in Sicilia al digitale avverrà a giugno 2012, fino a quel momento c’è ancora possibilità di cambiare la situazione. Attenzione però: io sono sotto tutela dei carabinieri da qualche anno e finché rimane l’esposizione mediatica io sono più protetto, ma se spegni il microfono i rischi aumentano per me e per la mia famiglia”.

L'intera redazione di ANTIMAFIADuemila esprime la propria solidarietà a Pino Maniaci ed alla sua famiglia per questa ennesima minaccia. La sua attività giornalistica, libera e martellante è un punto di riferimento nella lotta alla mafia e sarebbe grave se Telejato chiudesse definitivamente. A lui va il nostro pieno sostegno anche in questa lotta.

Fonte: ANTIMAFIADuemila


VIDEO
Chiude Telejato, Pino Maniaci:
"per mano dello stato ciò che la mafia voleva"


ATTENZIONE TELEJATO NON DEVE CHIUDERE





Siamo Tutti Telejato (1/3)




Siamo tutti Telejato- Servizi


Articolo pubblicato su Antimafia.Tv ''Siamo Tutti Telejato''

domenica 6 maggio 2012