''Il capo della confraternita che accoglieva il cardinale è un boss di Cosa nostra''
Due ore prima di essere arrestato nel blitz scattato a Palermo il venerdì santo Stefano Comandè aveva portato in processione la Madonna. La Curia non l’ha sospeso. Qualche giorno prima, con il gonfalone della sua confraternita aveva accompagnato il feretro del boss ucciso nel quartiere. Nella foto pubblicata in esclusiva da Repubblica, Comandè sorridente alla sinistra del cardinale Romeo, che lo tiene per mano
di SALVO PALAZZOLO
La sera del venerdì santo, un boss di Cosa nostra ha portato in processione le statue di Cristo morto e di Maria addolorata per le strade del centro di Palermo. Stefano Comandè, superiore della Confraternita delle Anime Sante di piazza Ingastone, è stato arrestato qualche ora dopo dai carabinieri nel blitz antimafia che ha evitato una carneficina. Sì, perché, alla Zisa, stavano per scontrarsi due clan dopo l'omicidio di Giuseppe Di Giacomo, il reggente della famiglia di Porta Nuovafreddato il 12 marzo scorso in via Eugenio l'Emiro: le microspie disseminate per il quartiere dicono che Comandè stava con la famiglia Lipari, che i Lo Presti ritenevano responsabile del delitto.
Eppure, Stefano Comandè si era prodigato tanto per il funerale di Giuseppe Di Giacomo:
aveva convocato i confrati più volenterosi davanti alla bara del boss ucciso e li aveva fatti sfilare con tanto di gonfalone fino alla chiesa della Madonna di Lourdes di piazza Ingastone. Quel giorno, fu quasi una processione solenne per le strade della Zisa. Fra saracinesche abbassate e campane a morto. Una processione di mafia, perché dietro a Comandè c'erano padrini vecchi e nuovi. I carabinieri del nucleo Investigativo li hanno fotografati tutti e adesso alcune di quelle immagini sono nel provvedimento di arresto per Comandè, Lo Presti e gli altri sei del blitz del venerdì santo. Si vede Comandè mentre applaude davanti alla bara. In un'altra immagine, dispensa sorrisi e saluti.
A vederlo, questo ventottenne di 100 cento chili e più con il volto da pacioccone non sembrerebbe proprio un boss. Sul suo profilo Facebook si definisce un "libero professionista ". Di cosa non è chiaro. Ma alla Zisa non è un mistero che Comandè è un pluripregiudicato per droga (nonostante una recente assoluzione), come ricorda la procura di Palermo nel provvedimento di fermo di qualche giorno fa. Però, evidentemente, doveva avere una cultura teologica e altre doti morali sconosciute ai magistrati e ai carabinieri se da qualche anno era ormai uno dei tre "gestori" dell'antica confraternita delle Anime Sante. In questa veste, l'anno scorso, Comandè ha accolto il cardinale Paolo Romeo nella chiesa di piazza Ingastone, come testimonia una foto che i confrati hanno riempito di "mi piace" su Facebook.
Quest'anno, invece, il nome di Stefano Comandè è in bella mostra nei manifesti con il programma della settimana santa: la congregazione ha fatto le cose in grande, tappezzando (naturalmente in modo abusivo) tutte le strade principali della Zisa.
Purtroppo, il caso Comandè non è isolato. Anche il boss Alessandro D'Ambrogio, il mafioso più autorevole di tutto il centro città arrestato l'estate scorsa, faceva parte di una confraternita, quella della Madonna del Carmelo di Ballarò. Un altro video dei carabinieri lo ha immortalato mentre porta a spalla la vara durante la festa del quartiere. Comandè e D'Ambrogio si vedevano spesso: l'ennesima telecamera nascosta li ha ripresi il 3 gennaio dell'anno scorso mentre pranzano con altri mafiosi all'interno del ristorante "Bucatino" di via Principe di Villafranca. Secondo i pmFrancesca Mazzocco e Caterina Malagoli, quello era un summit del potente clan di Porta Nuova. C'è da scommettere che Comandè e D'Ambrogio sosteranno invece che era un incontro fra buoni cristiani, magari per discutere dell'impegno dei laici nella chiesa.
E la Chiesa di Palermo cosa dice di questi devoti confrati?Ieri, Repubblica ha cercato il cardinale Romeo, per verificare se siano stati adottati provvedimenti sulle confraternite infiltrate dai clan. Non è arrivata alcuna risposta. Di fatto, dodici giorni dopo il suo arresto per mafia, Comandè continua ad essere ancora l'autorevole superiore delle Anime Sante. E questo rischia di diventare un caso, perché don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio che i boss hanno ucciso e che la Chiesa ha fatto beato, si era mosso subito e con determinazione per recidere le presenze di mafia nella congregazione di San Gaetano. Così, la processione per le vie del quartiere era tornata ad essere una festa religiosa. In quei giorni don Pino cominciò a morire, perché i boss di Brancaccio erano stati messi fuori dalla Chiesa.
Uno squallore unico pervade moltissimi milioni di italiani riguardo l'acquisto dei cacciabobardieri F35: difeddi di fabbricazione che non solo compromettono chi pilota l'aereo ma anche le centinaia, migliaia e milioni di persone che dovessero trovarsi in caduta libera un aereo del genere. le inefficienze di questi velivoli sono documentate, basterà cosultare la rete per rendersi conto non solo dei guai che causerebbe per il Paese che li compra ma per la stessa incolumità pubblica, potendo essere armati con testate nucleari. Spese che maggiorano di mesi in mese e senza giustificazioni se non il ritardo nel comperarli, in questo modo il prezzo lievita, aumenta per le spese che il Paese produttore deve sostenere. L'Italia è divisa politicamente, ma solo in modo verbale e di comunicazione televisivi, perchè entrambi i partiti che vivono attualmente (Forza Italia e Partito Democratico), non hanno fatto nessuna scelta e non la faranno per evitare spese che non dobbiamo e non possiamo affrontare, sempre e soprattutto a scapito (ripeto), dell'inefficenza di tali ordigni da guerra.
Di seguito ho scelto tre atricoli molto esaustivi (a mio parere), che riportano non solo testimonianze del come mai non sia necessario avere un esercito sobbarcato di tali spese che non ci competono, ma anche della inaffidabilità del prodotto in oggetto. A VOI LE RIFLESSIONI:
F-35 ancora bocciati: problemi e costi fuori controllo
''Un nuovo rapporto del GAO del Congresso statunitense sottolinea ancora una volta i problemi nello sviluppo del software e i ritardi che ne deriveranno. I costi sono ancora in salita e, nonostante le posizioni tranquillizanti di Lochkeed Martin, non arriveranno ai livelli previsti per il 2019. Tutti elementi di allarme per il nostro Parlamento, che a breve dovrà tornare ad occuparsi della faccenda.
Ancora una volta il programma Joint Strike Fighter (quello di produzione degli ormai famigerati caccia F-35) ha subito una bocciatura da parte di uno degli enti di controllo dell'amministrazione statunitense. Dopo le grandi problematiche tecniche e di gestione sottolineate qualche settimana fa dal DOT&E del Pentagono, è ora il GAO (l'organismo di controllo e ricerca del Congresso USA) a riprendersi il proprio turno, come già successo numerose volte in passato, nella sequenza di critiche al programma militare più costoso della storia. Critiche che, è bene sottolinearlo una volta di più, non si esauriscono nella dimensione tecnico-ingegneristica del programma ma vanno sempre più frequentemente ad interessare le dinamiche di base di gestione e di evoluzione di tutto il JSF. Un aspetto ben più grave e sicuramente non risolvibile solo con maggiori investimenti in sviluppo progettuale. Ormai è chiaro a quasi tutti, tranne i ciechi sostenitori del programma sulle due sponde dell'Atlantico, che i fallimenti dell'F-35 non riguardano più solo l'aspetto dei costi, forse il primo a giungere all'attenzione del grande pubblico. La spirale negativa dei problemi tecnici è lampante. Solo per ricordare alcune questioni: un aereo che dovrebbe essere "stealth" attualmente è di un ordine di grandezza più rumoroso degli aerei che dovrebbe sostituire (in particolare la versione "B" ad atterraggio verticale dei Marines); lo sviluppo di software per l'aereo, come appunto sottolineato dal recente Report del Pentagono, è sempre più in ritardo e ciò a propria volta ha un impatto negativo sulla capacità di completamento di sviluppo e test in volo. Solo nel 2015 il pacchetto software sarà pronto per una capacità operativa iniziale come da tempo richiesto e desiderato proprio dal Corpo dei Marines.
Attualmente il programma si trova quindi in una situazione che configura un ritardo di sette anni ed uno sforamento del budget di più di 160 miliardi di dollari rispetto alle previsioni iniziali. È molto utile fare memoria del percorso passato del Joint Strike Fighter, per non farsi ogni volta "incantare" dalle rassicurazioni e previsioni positive del JPO (l'ufficio di programma) e di Lockheed Martin. Nel 2003 l'Air Force statunitense prevedeva di comprare 110 aerei per ciascuno degli anni fiscali 2015 e 2016: all'epoca si pensava che la produzione "a pieno ritmo" (cioè la fase finale e matura del progetto) sarebbe stata iniziata già nel 2014. Considerando un tempo di produzione di circa 2 anni, dal momento dell'ordine, l'idea era quella di garantire all'USAF almeno 550 F-35A maturi e completi per la fine del 2020. Ma già nel 2006, dopo l'evidenza dei primi problemi di sviluppo e l'esplosione dei costi, la previsione era scesa ad 80 velivoli annui per il 2015-16, sempre in uscita da una produzione "full-rate" che si sarebbe poi protratta per ulteriori 10 anni. Passa del tempo e nel budget 2012 l'Aeronautica militare a stelle e strisce decide di ridurre ulteriormente le aspettative attestandosi a 50 aerei per il FY15 ("fiscal year") e 70 per il FY16. Ma tutti usciti dalla produzione iniziale a basso rateo e con lo sviluppo progettuale non ancora terminato: una qualità ben diversa per ogni aereo. Da pochi giorni è stata presentata da Obama la proposta di budget FY15 che chiede il finanziamento per 26 F-35A per il 2015 e 44 per il 2016. Si tratta di 84 velivoli in meno delle prime previsioni e di un dimezzamento rispetto a quanto messo in conto solo tre anni fa. Una disfatta su tutta la linea, per usare termini militari. Con degli ovvi e pesanti risvolti negativi anche sul portafoglio dei contribuenti: nel budget appena presentato si mette nero su bianco che il costo medio per aereo (si intende il Weapon System Unit Cost, prezzo reale per mettere in servizio il jet senza contare costi di sviluppo) relativo all'acquisizione complessiva di oltre 1.700 aerei USAF è cresciuto del 27% rispetto alla previsione del budget 2012. Una crescita di più di un quarto del costo totale in soli tre anni.
Le nuove sottolineature del GAO
Veniamo dunque al Rapporto GAO appena diffuso, che si concentra principalmente sullo sviluppo del software ormai considerato il tallone d'Achille vero del progetto. Già dal titolo ("Problems Completing Software Testing May Hinder Delivery of Expected Warfighting Capabilities") si sottolinea come la situazione possa compromettere il rilascio di versioni dell'aereo pronte al combattimento. Causando nel contempo una crescita nei costi, già alti, di sviluppo.
''Problemi di software persistenti" hanno rallentato i test relativi ai sistemi bellici del velivolo, quelli di navigazione, di puntamento e di riconoscimento. Come già ricordato, i Marines vorrebbero avere la versione B (decollo corto ed atterraggio verticale) pronta al combattimento per la metà del 2015, ma non sembra che sia possibile completare in tempo alcuni test sul software relativo. Il ritardo prefigurato raggiunge i 13 mesi.
"Ritardi di tale portata avrebbero come significato che il Corpo dei Marines non sarà probabilmente in grado di ottenere tutte le funzionalità attese per il mese di luglio 2015. Questi ritardi hanno inoltre effetto moltiplicatore e mettono a rischio anche la consegna nei tempi previsti di aerei con le capacità operative richieste da Air Force e Navy" si legge nelle conclusioni del Documento GAO.
La riposte di Lockheed Martin, in un commento addirittura precedente alla lettura del Rapporto, è dello stesso tenore di confidenza "aprioristica" mostrato negli ultimi tempi. "Confidiamo che saremo in grado di completare tutti i test sul software come richiesto dal Corpo dei Marines entro questo anno", ha dichiarato Laura Siebert portavoce del colosso armiero USA.
Eppure, secondo il Government Accountability Office, i "problemi nello sviluppo e nel controllo del software dei sistemi di missione è continuato per tutto il 2013 a causa soprattutto di ritardi nella consegna degli aggiornamenti, capacità limitata degli stessi una volta consegnati e la necessità continua di risolvere problemi emergenti e ri-testare versioni multiple del software stesso".
Una problematica non secondaria se è vero che il GAO sottolinea come "senza una chiara comprensione delle capacità operative specifiche che saranno fornite inizialmente (si ipotizza quindi un abbassamento degli standard vista la situazione NdR) il Congresso e i vertici Militari potrebbero non essere in grado di prendere decisioni pienamente informate sull'allocazione delle risorse". In pratica: una scelta al buio a riguardo del programma più costoso e problematico attualmente in corso!
Per completare il programma nei termini stabiliti il Dipartimento della Difesa dovrebbe procedere ad un incremento costante nel finanziamento per i prossimi 5 anni, con una media di costo annuale di 12,6 miliardi di dollari fino al 2037. Il picco di costo supererà, per molti anni, i 15 miliardi di dollari ma "un finanziamento annuale di questa grandezza pone chiaramente dei problemi di sostenibilità a lungo termine, considerata l'attuale situazione fiscale" secondo il GAO. In pratica i dati continuano a confermare l'allarme globale sul Programma lanciato da tempo da molti commentatori e gruppi sia negli Usa che negli altri Paesi partner. Una situazione che dovrebbe preoccupare anche l'Italia, se deciderà di continuare a investire i propri soldi sul JSF. I costi sono inoltre tenuti alti da una "affidabilità minore del previsto" come già sottolineato dal rapporto DOT&E.
Val la pena di sottolineare, come sistematicamente già fatto in passato, che le principali problematiche che stanno affliggendo il programma dei caccia F-35 non dipendono solo da fisiologici "intoppi tecnici", che ci si potrebbe ovviamente aspettare in un progetto così complesso, ma dalla particolare impostazione del programma che vede la produzione iniziata ben prima del termine della fase di sviluppo e di progettazione.L'ormai famigerata "concurrency". Non è un caso quindi che, nell'ultima richiesta di bilancio, l'Air Force Usa abbia allocato circa 1,4 miliardi di dollari in cinque anni (ma altri fondi saranno poi richiesti) proprio per risolvere problematiche legate a questa dinamica. Con una lista di oltre 150 necessità tecniche da dover gestire proprio a causa di questa impostazione. Diverse centinaia di milioni di dollari saranno dedicate a sistemazioni ed aggiornamenti su velivoli già prodotti nelle prime fasi "a basso rateo" ma che non si possono considerare di standard accettabile, nonostante accettazione formale di produzione da parte del Governo statunitense. Una procedura che andrà poi ad interessare anche i Lotti 6,7 ed 8 che comprendono pure aerei acquisiti dall'Italia. Nella lista di priorità dettagliata dall'Aviazione USA sono incluse tra le altre cose: le componenti per migliorare la protezione contro i fulmini, le prestazioni del seggiolino eiettabile, l'illuminazione sulle punte delle ali del jet, la zona preposta ad accogliere missili ed armi, il sistema di gestione termica e di potenza del velivolo, i condotti d'aria per il motore prodotto da Pratt & Whitney, la resistenza delle paratie ed infine il complicato sistema di display digitale montato dall'avveniristico casco.
Come tutta questa situazione problematica si concili con la tranquillità e confidenza mostrata sia dal produttore Lochkeed Martin sia dagli Uffici del Pentagono che gestiscono il JSF risulta essere abbastanza un mistero. Certo conta molto anche il supporto (interessato? spinto?) di una parte della politica. Come ad esempio quello del Senatore Richard Blumenthal, un Democratico del Connecticut, appena nominato presidente della sotto-commissione del Senato di Washington che sovrintende al programma F-35. La cosiddetta commissione "AirLand" è una delle più potenti del Congresso a causa del ruolo preminente che l'aviazione ricopre nella moderna strategia militare. "Sono un grande sostenitore del Joint Strike Fighter", ha detto Blumenthal nelle sue prime dichiarazioni da presidente "e continuerò ad esserlo. Molti dei problemi sono stati risolti. Cercherò di evitare ulteriori ostacoli o carenze di finanziamento". Una bella fiducia, non si sa basata su cosa, superata solo dalla capacità di analisi: alla domanda su cosa si possa fare per raggiungere i risultati finora sempre mancati dal programma Blumenthal ha risposto nella maniera più candida possibile: "Beh, possiamo fare in modo che le risorse ci siano sempre". In pratica: nessun interesse per come vadano realmente le cose, l'importante è continuare a rimpinzare di denaro il complesso militare-industriale.
Le dichiarazioni paiono davvero scollegate dalla realtà, considerando anche le ultime dettagliate note del GAO che abbiamo presentato in precedenza. Resta irrealistica anche la continua sicurezza riguardo ai costi unitari degli aerei, che Lockheed Martin continua a spergiurare si abbasseranno entro il 2019. Un'ipotesi fortemente supportata anche dal Pentagono: "Il costo di un F-35A nel 2019 si attesterà tra gli 80 e gli 85 milioni di dollari tutto compreso, con motore, profitto per il produttore, inflazione…" ha recentemente dichiarato il Generale Chrisopher Bogdan capo del Programma JSF. Quello che resta da capire è come si riuscirà ad ottenere questo risultato con un programma che continua ad accumulare problematiche e che ogni anno vede uscire dal nulla nuove necessità finanziarie.
Su questo punto il GAO si limita a registrare gli annunci alla stampa e sottolineare quanto manca a realizzarli: per la versione A si dovrà ottenere una riduzione di oltre 40 milioni di dollari ad aerei rispetto al costo a consuntivo degli aerei prodotti nel 2013. Un "recupero" di oltre il 33% in 5-6 anni, che lascia davvero qualche perplessità.
Marcello Dell'Utri, un uomo che ha creato Forza Italia ed un impero economico con la mafia e il suo amico Silvio Berlusconi! una storia non solo Italiana (mafie, organizzazioni criminali, riciclaggio di denaro sporco, fondatore di Forza Italia).
Ecco a voi una picco la sintesi della sua storia, senza che io ne metta dell'altro. Penso che sia sufficiente quanto leggerete. N.B.: Non dimentichiamo che Beirut e il suo Stato, sono i primi al mondo per organizzazioni sul territorio nel fare pseudo guerre e incontri di tutti gli uffici, definiti "segreti, o meglio della Polizia Segreta di tutto il Mondo".
sen. Marcello Dell'Utri Senato della Repubblica: Marcello Dell'Utri
Luogo nascita Palermo
Data nascita 11 settembre 1941
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione Dirigente d'azienda
Partito Forza Italia (1993-2009), PdL (2009-2013)
Legislatura XIV; XV; XVI
Gruppo Forza Italia (2001-2008), Il Popolo della Libertà (2008-2013)
Coalizione CdL (2001, 2006), PdL-Lega Nord-MpA
Circoscrizione Lombardia
Marcello Dell'Utri, Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi:
un trittico mafioso perfetto. Peccato che l'opinione pubblica non sia
ancora informata o sveglia per comprendere queste gravità.
La mafia si combatte denuciando gli amministratori pubblici che con loro
fanno accordi delittuosi, contro lo Stato Italiano Democratico!
SCONFIGGI LA MAFIA! CONTROLLA IL TUO POLITICO
CHE AMMINISTRA IL TUO COMUNE.
Dalle piccole cose come i Comuni, le Province, le Regioni, si arriva
al Governo centrale (Roma).
Se combatti e denunci la mafia scompare!
L'ex Cavaliere inaugura nel salotto di Bruno
Vespa la maratona tv in vista delle elezioni. Tuttavia, pensa di
presenziare anche a Matrix e Servizio Pubblico. NOOOOOOOOOO!!!!!!!!! :°°-(
Un politico pregiudicato come Silvio Berlusconi si appresta
a cambiare al nostra Costituzione Italiana! VERGOGNA!!
P.S.: per leggere l'articolo in lingua differente, utilizzate il traduttore posto sulla colonna destra della pagina. *RIFLESSIONI del resposabile ANTIMAFIA:Silvio Berlusconi è stato interdetto dai pubblici uffici e non comprendo come possa ancora operare, lavorare "nei pubblici uffici", addirittura come politico e legislatore per modificare questa o quella legge, tantopeggio per la "modifica della Costituzione italiana!".
Siamo alla frutta oppure sono io che non comprendo più di essere in un Paese democratico, dove la Sovranità è del Popolo che ne è Sovrano?
Mumble mumble, ci sono molti, troppi punti interrogativi che mi assillano; sembrerebbe che l'Italia sia tornata indietro di oltre 50 fa (poco dopo il secondo conflitto mondiale). Le persone, la popolazione che brama e sbaveggia (questo viene presentato dai "media"), per i tanto pubblicizzati 80 € (euro), in busta paga solo per i dipendenti statali che hanno un salario sotto i 1500 €.
Era ed è una cosa utile e necessaria? Si! per un solo motivo: garantirsi un elettorato cospiquo che alle prossime politiche Europee sicuramente voterà per il PD (Partito Democratico!). Molto semplice sarebbe stato elargire tutto questo denaro per la defiscalizzazione delle piccole e medie imprese che in Italia subiscono la crisi più di tutti, contrariamente a coloro che pur percepende un salario sotto i 1500 €, sono almeno sicuri di avere del denaro perchè lavoratori della Pubblica Amministrazione. Non vengono inseriti i "pensionati", i "disoccupati" e tante altre categorie di lavoratori che al contrario avrebbero trovato non solo giovamento, ma anche un reale aiuto (se pur piccolo), per far fronte alle tasse da pagare ai loro dipendenti delle piccole e medie imprese che sono il pilastro portante dell'economia italiana.
Ma riprendiamo un attimo ad analizzare del come sia uscito "dal cilindro" questa magica trovata, dove un condannato, pregiudicato con sentenza definitiva possa svolgere lavori politici tanto da accordarsi con i DS per modificare leggi e la peggiore di tutte: modificare la nostra Costituzione Italiana.
Cosa significa per l'attuale Costituzione Italiana l'interdizione ai pubblici uffici:
L'interdizione è la più importante sanzione interdittrice sancita dall'odierno sistema penale, anche se il suo contenuto afflittivo è stato di molto diminuito a seguito di alcune pronunce della Corte costituzionale. Essa può essere perpetua o temporanea.
"L'interdizione, secondo il codice penale italiano, priva il condannato del diritto di elettorato attivo e passivo, di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio, della qualità di tutore o di curatore, dei gradi e delle dignità accademiche nonché della possibilità di esserne insignito.
L'interdizione, inoltre, consegue alla condanna di un reato realizzato mediante abuso di poteri o violazione di doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio, o come pena accessoria per alcuni reati contro la pubblica amministrazione. Durata
Nel caso in cui l'interdizione sia temporanea, la durata minima prevista è di un anno e quella massima è di 5 anni.
La condanna all'ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni importano l'interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici; la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di tendenza a delinquere, importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici."
Possiamo notare che di tutte queste norme nessuna è stata applicata al pregiudicato Silvio Berlusconi.
Il perchè risulta scontato: tutti coloro che ora scaldano le poltrone all'interno del Parlamento Italiano hanno ceduto a "poteri forti, occulti e mafiosi", ed è giusto chiamarli con il loro nome. Io non sono di o per quel partito o movimento politico, cerco solo di analizzare lo sfacelo a ritroso che si sta compiendo oggi in Italia, dove le organizzazioni criminali e mafiose vanno e fanno banchetti di felicità.
Berlusconi ai servizi sociali: ecco chi sono le sue due "carceriere"
"Le donne, sempre loro, sulla strada di Silvio Berlusconi.
A sorvegliare il Cavaliere durante i 9 mesi di servizi sociali saranno
quattro figure femminili. Due sono gli angeli custodi di questi ultimi
anni: la compagna Francesca Pascale, che secondo indiscrezioni potrebbe accompagnare l'ex premier a Cesano Boscone, nelle 4 ore settimanali di assistenza ad anziani e disabili, e Maria Rosaria Rossi,
ormai fedelissima segretaria politica di Silvio. Le altre due, invece,
sono quelle che lo stesso leader di Forza Italia ha già ribattezzato
scherzosamente "le mie carceriere". La giudichessa "alla Boccassini" - La prima, è Beatrice Crosti, 52enne giudice del Tribunale di Sorveglianza. Lo staff del Cav teme i suoi modi alla Ilda Boccassini
(look un po' troppo radical chic, hanno sottolineato maliziosi) e
possibili conflitti con il condannato "da rieducare", ricordando che
sulla testa di Berlusconi peserà l'obbligo di non poter criticare o
delegittimare l'attività di giudici e magistrati. Alla Crosti dovrà
rivolgersi ogni volta che avrà necessità di derogare dagli orari imposti
dall'ordinanza del Tribunale, per esempio quello di rincasare entro le
24 o di stare a Roma solo da martedì a giovedì. L'agenda elettorale di
Forza Italia è fitta, soprattutto a maggio, e per il suo leader sarà
difficile seguirla senza sgarrare.
4 ore alla settimana e poi da pregiudicato: modifica la Costituzione Italiana!
La rieducatrice siciliana - La seconda "carceriera" è Severina Panarello, 50enne siciliana di Messina e direttrice dell'Uepe,
l'Ufficio esecuzioni penali esterne di Milano. Di fatto, è lei la
"rieducatrice". Berlusconi dovrà recarsi nel suo studio nei pressi del
carcere di San Vittore per
Saviano (stasera su RaiTre da Fabio Fazio) al governo: “I rapporti mafia-politica emergenza nazionale”. “A Milano si è superata la linea d’ombra. In molte aziende si pensa meglio i capitali sporchi che soccombere”
Di Conchita SanninoRoberto Saviano
Roberto Saviano
"Per Roberto Saviano, il ddl anticorruzione “così com’è impostato, non va bene, non basta. Il provvedimento deve essere rafforzato sul falso in bilancio, sul voto di scambio, sulla concussione e in altre sue parti fondamentali. Quella legge, sulla cui necessità si sono espressi oltre 300mila cittadini aderendo con me all’appello di Repubblica, va approvata con urgenza, ma senza scendere a compromessi”. L’autore di Gomorra, che torna stasera da Fabio Fazio a “Che Tempo che fa” per ripartire con le sue analisi sullo scambio politico-mafioso e sulle alleanze tra clan ed economia legale, lancia un appello al ministro Paola Severino e un altro al premier Monti. Il ministro della Giustizia, auspica Saviano, “si faccia garante perché non si sia ostaggio di questa politica”. L’altra sollecitazione riguarda l’allarme dei condizionamenti mafiosi nel paese: “Il governo deve fare presto ad affrontare la questione come emergenza nazionale e non come un problema tra i tanti”.
Saviano, partiamo da un tabù che è crollato. C’era una volta l’orgoglio nordista che puntava il dito contro la complicità o la colpevole indifferenza del sud con i clan.
“In effetti, fino a poco tempo fa, poteva essere rischioso parlare di infiltrazioni mafiose al Nord. Della Lega, ad esempio, ti lasciavano anche dire che era razzista, un po’ incolta, ma guai a parlare di tolleranza con le mafie”.
Lei stesso, due anni fa, fu accusato dall’ex ministro Maroni di aver rivolto accuse infamanti alla Lega perché disse che la ‘ndrangheta “interloquiva” col suo partito.
“Purtroppo i fatti di oggi mettono in ridicolo le parole di Maroni, oltreché la campagna orchestrata contro di me. La reazione del Carroccio fu così risentita perché nessuno aveva ancora detto con chiarezza, al grande pubblico, che il pericolo era già lì, negli appalti, nelle imprese. Il caso ha voluto che cadesse la maschera del tesoriere della Lega Francesco Belsito, che secondo due procure aveva rapporti con la cosca dei De Stefano in Calabria. Poi è arrivato l’arresto dell’assessore Zambetti che, come sottolinea il procuratore aggiunto Boccassini, svela un pezzo di democrazia inquinata. E in tutto questo, la Lega ha esibito negli anni un’antimafia di facciata: quella che ti fa organizzare la fiaccolata contro il soggiorno obbligato di qualche boss o contro gli spacciatori, ma niente di più”.
La replica del Carroccio è che l’assessore accusato di aver pagato 200mila euro per 4000 voti, è del Pdl.
“Ecco, la Lega sta dicendo che loro non c’entrano. Ma è una bugia. Perché hanno appoggiato incondizionatamente il Pdl che ha sempre avuto un atteggiamento disinvolto con i faccendieri di queste organizzazioni. Perché se fai percepire alla tua base elettorale che il problema mafioso riguarda solo bande calabresi o campane che si fanno il racket tra loro, stai mentendo. A Milano, si è superata la linea d’ombra. In alcune aziende, c’è chi si domanda: voglio essere perdente o vincente? Se non voglio alzare bandiera bianca, faccio entrare capitali opachi”.
In Lombardia nessuno fa un passo indietro. Perché?
“A Milano fino a ora non è nata una vera cultura antimafia. Non nelle persone, non nelle imprese. Forse perché non ci sono stragi, non ci sono faide e i summit non avvengono alla luce del sole. Una parte della politica se ne occupa, ma la maggior parte delle persone ritiene che la criminalità organizzata sia un fenomeno meridionale…”.
Eppure, un mese fa a Milano hanno ucciso una coppia per la cocaina: i killer hanno sparato a lei mentre teneva una bimba in braccio.
“Esatto, una scena tipicamente mafiosa quasi scivolata addosso. Con sporadiche eccezioni, la politica pratica l’esercizio della rimozione. Così avviene con le estorsioni a tappeto, in un’omertà generalizzata che ricorda aree depresse del Sud”.
Con la differenza che pezzi del Sud si ribellano, dal moto collettivo delle donne di San Luca in Calabria all’onda antiracket di Ercolano, nel vesuviano.
“Invece al Nord tanti continuano a dire che l’infezione arriva dal Meridione. Non è così: sono cellule locali, con meccanismi d’azione mafiosa, che ormai parlano lombardo e che nella terra della finanza si arricchiscono di nuovi capitali. Di questo fa le spese proprio l’economia del Sud: se il fenomeno criminale non fosse così florido al Nord, le cosche laggiù sarebbero molto indebolite”.
Sulla lotta alla ‘ndrangheta si sconta un grande ritardo. Non occorre un’autocritica anche da parte dei media?
“Credo che autocritica debba farla soprattutto la politica nazionale: direi che il nostro governo si è dato altre priorità. Il mio appello a Monti è: fate presto a porre la questione antimafia come un’urgenza da affrontare e non più come un problema fra tanti”.
E sul ddl anti-corruzione, qual è il suo appello?
“È un testo ancora debole. Il ddl anticorruzione è un decreto salva-democrazia: non viatico per una politica pulita, ma la premessa per un sistema che possa davvero dirsi democratico. Una classe politica corrotta e impunita è permeabile ai capitali criminali, come le recenti inchieste attestano. Dopo l’appello lanciato da Repubblica, 300mila cittadini hanno firmato. Ora il Guardasigilli dovrà farsi garante perché non si scenda a compromessi, perché non si sia più ostaggio di questa politica che quando non è colpevole di connivenza, lo è di ignoranza. Un’ignoranza che, ai vertici di una regione come la Lombardia, non è consentita”.
Quali sono i punti del Dda da rivedere?
“Sono numerosi, ma tre i più importanti: voto di scambio, (che nel testo risulta punibile solo se il politico lo paga in denaro e non con favori di altro tipo), falso in bilancio e autoriciclaggio. Ma il vero salto di qualità nella lotta alla corruzione sarebbe l’introduzione — che l’Europa ci chiede — di una norma che rendesse imprescrittibili i reati dopo la sentenza di condanna di primo grado”.
Siamo in piena febbre da primarie. È sottovalutato il tema delle infiltrazioni criminali e del voto di scambio?
“La crisi del sistema lombardo è inaugurata dal caso Penati, peccato originale che ha depotenziato l’opposizione del centrosinistra ai disastri del centrodestra. Spero che il dibattito non si limiti alle regole delle primarie”.
Umberto Eco, propone una specie di mobbing verso chi ostenta tenori di vita sospetti. Anche lei ha un consiglio per gli onesti?
“Sì: voler sempre sapere. Quando uno è stanco dei giornali, di conoscere il caso Lazio o Lombardia, quello è il modo per lasciare tutto invariato. Perciò, direi: non smettere di approfondire, essere aperti e non ideologici. Conoscere cambia le cose”.
Saviano, lei è alla terza stagione televisiva, ora di nuovo in Rai. L’ha delusa lo share di due settimane fa, alto (11%) ma comunque inferiore ai picchi da record (31%) della passata edizione di “Vieni via con me”?
“No. Intanto, con i nuovi vertici Rai lavoro in armonia e nessuno mi chiede i contenuti degli interventi. Le mie presenze sono concepite come una rubrica, legata all’attualità. Quindi, in questo test del lunedì voluto da Fazio, sono più libero dalle ansie di perfomance. Voglio liberarmi della ‘dittatura’ dell’evento. Credo sia importante essere in tv, occupare uno spazio da scrittore”.
Pubblicato il: 15 ottobre 2012 da: redazione."
Finalmente anche la Sardegna come la Sicilia "ALZA LA VOCE", e non smetterà di farlo fino a quando la legalità tornerà ad essere reale in questo strano e caotico mondo di politici corrotti.
Pensavo di aver perso questo prezioso documento video, ma fortunatamente ritrovato nei meandri di un hard disk esterno.
In Sardegna il 12 maggio 2011 grandissima manifestazione che ha portato migliaia di persone in piazza a Cagliari: aderiscono a "AntiEquitalia", ed è il Movimento Artigiani e Commercianti Liberi.
Tratto dal sito ufficiale, "Chi siamo":
(*) ''IN PRINCIPIO:
Quattro amici con partita iva si sono incontrati sotto un ponte, tutti quanti con gli stessi problemi abbiamo deciso di parlarne ad altri amici. Alla prima riunione eravamo in venti, alla seconda 50, alla terza 700, solo perchè tutti gli altri non trovavano parcheggio per entrare nella sala.
Alla fine siamo diventati una marea, tutti con gli stessi problemi, adesso siamo uniti più che mai per risolvere i problemi delle partite iva, e di tutti i cittadini che ritengono di essere nelle mani di un sistema che sta portando alla rovina il nostro territorio.
POI
Piano piano il movimento è cresciuto ed è arrivata l' esigenza di coinvolgere anche quelle persone che non sono artigiani e commercianti ma semplici lavoratori, studenti , pensionati, disoccupati ecc....
ORA
Ora e' arrivata l' ora di non farci fregare dalla semantica delle parole " MOVIMENTO ARTIGIANI E COMMERCIANTI LIBERI " per quanto può ingannare, il nome non deve escludere le altre categorie di persone che non sono partite iva, ma anzi queste in primis devono essere coinvolte nella lotta comune contro il sistema politico, economico, e sociale che non funziona.
UNITI SI PUO !!! ''
(*) Il portale del Movimento Artigiani e Commercianti Liberi: