Marcello Dell'Utri, un uomo che ha creato Forza Italia ed un impero economico con la mafia e il suo amico Silvio Berlusconi!
una storia non solo Italiana (mafie, organizzazioni criminali, riciclaggio di denaro sporco, fondatore di Forza Italia).
Ecco a voi una picco la sintesi della sua storia, senza che io ne metta dell'altro. Penso che sia sufficiente quanto leggerete.
N.B.: Non dimentichiamo che Beirut e il suo Stato, sono i primi al mondo per organizzazioni sul territorio nel fare pseudo guerre e incontri di tutti gli uffici, definiti "segreti, o meglio della Polizia Segreta di tutto il Mondo".
sen. Marcello Dell'Utri
Senato della Repubblica:
Marcello Dell'Utri
Luogo nascita Palermo
Data nascita 11 settembre 1941
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione Dirigente d'azienda
Partito Forza Italia (1993-2009), PdL (2009-2013)
Legislatura XIV; XV; XVI
Gruppo Forza Italia (2001-2008), Il Popolo della Libertà (2008-2013)
Coalizione CdL (2001, 2006), PdL-Lega Nord-MpA
Circoscrizione Lombardia
martedì 29 aprile 2014
Marcello Dell'Utri Beirut concordare affari mafiosi
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mercoledì 23 aprile 2014
Silvio Berlusconi interdetto dai pubblici uffici - una bufala tutta italiana
L'ex Cavaliere inaugura nel salotto di Bruno
Vespa la maratona tv in vista delle elezioni. Tuttavia, pensa di
presenziare anche a Matrix e Servizio Pubblico.
NOOOOOOOOOO!!!!!!!!! :°°-(
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| Un politico pregiudicato come Silvio Berlusconi si appresta a cambiare al nostra Costituzione Italiana! VERGOGNA!! |
*RIFLESSIONI del resposabile ANTIMAFIA: Silvio Berlusconi è stato interdetto dai pubblici uffici e non comprendo come possa ancora operare, lavorare "nei pubblici uffici", addirittura come politico e legislatore per modificare questa o quella legge, tantopeggio per la "modifica della Costituzione italiana!".
Siamo alla frutta oppure sono io che non comprendo più di essere in un Paese democratico, dove la Sovranità è del Popolo che ne è Sovrano?
Mumble mumble, ci sono molti, troppi punti interrogativi che mi assillano; sembrerebbe che l'Italia sia tornata indietro di oltre 50 fa (poco dopo il secondo conflitto mondiale). Le persone, la popolazione che brama e sbaveggia (questo viene presentato dai "media"), per i tanto pubblicizzati 80 € (euro), in busta paga solo per i dipendenti statali che hanno un salario sotto i 1500 €.
Era ed è una cosa utile e necessaria? Si! per un solo motivo: garantirsi un elettorato cospiquo che alle prossime politiche Europee sicuramente voterà per il PD (Partito Democratico!).
Molto semplice sarebbe stato elargire tutto questo denaro per la defiscalizzazione delle piccole e medie imprese che in Italia subiscono la crisi più di tutti, contrariamente a coloro che pur percepende un salario sotto i 1500 €, sono almeno sicuri di avere del denaro perchè lavoratori della Pubblica Amministrazione.
Non vengono inseriti i "pensionati", i "disoccupati" e tante altre categorie di lavoratori che al contrario avrebbero trovato non solo giovamento, ma anche un reale aiuto (se pur piccolo), per far fronte alle tasse da pagare ai loro dipendenti delle piccole e medie imprese che sono il pilastro portante dell'economia italiana.
Ma riprendiamo un attimo ad analizzare del come sia uscito "dal cilindro" questa magica trovata, dove un condannato, pregiudicato con sentenza definitiva possa svolgere lavori politici tanto da accordarsi con i DS per modificare leggi e la peggiore di tutte: modificare la nostra Costituzione Italiana.
Cosa significa per l'attuale Costituzione Italiana l'interdizione ai pubblici uffici:
L'interdizione è la più importante sanzione interdittrice sancita dall'odierno sistema penale, anche se il suo contenuto afflittivo è stato di molto diminuito a seguito di alcune pronunce della Corte costituzionale. Essa può essere perpetua o temporanea.
"L'interdizione, secondo il codice penale italiano, priva il condannato del diritto di elettorato attivo e passivo, di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio, della qualità di tutore o di curatore, dei gradi e delle dignità accademiche nonché della possibilità di esserne insignito.
L'interdizione, inoltre, consegue alla condanna di un reato realizzato mediante abuso di poteri o violazione di doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio, o come pena accessoria per alcuni reati contro la pubblica amministrazione.
Durata
Nel caso in cui l'interdizione sia temporanea, la durata minima prevista è di un anno e quella massima è di 5 anni.
La condanna all'ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni importano l'interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici; la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di tendenza a delinquere, importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici."
Il perchè risulta scontato: tutti coloro che ora scaldano le poltrone all'interno del Parlamento Italiano hanno ceduto a "poteri forti, occulti e mafiosi", ed è giusto chiamarli con il loro nome.
Io non sono di o per quel partito o movimento politico, cerco solo di analizzare lo sfacelo a ritroso che si sta compiendo oggi in Italia, dove le organizzazioni criminali e mafiose vanno e fanno banchetti di felicità.
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venerdì 18 aprile 2014
Berlusconi ai servizi sociali: ecco chi sono le sue due carceriere
Berlusconi ai servizi sociali: ecco chi sono le sue due "carceriere"
"Le donne, sempre loro, sulla strada di Silvio Berlusconi.
A sorvegliare il Cavaliere durante i 9 mesi di servizi sociali saranno
quattro figure femminili. Due sono gli angeli custodi di questi ultimi
anni: la compagna Francesca Pascale, che secondo indiscrezioni potrebbe accompagnare l'ex premier a Cesano Boscone, nelle 4 ore settimanali di assistenza ad anziani e disabili, e Maria Rosaria Rossi,
ormai fedelissima segretaria politica di Silvio. Le altre due, invece,
sono quelle che lo stesso leader di Forza Italia ha già ribattezzato
scherzosamente "le mie carceriere".
La giudichessa "alla Boccassini" - La prima, è Beatrice Crosti, 52enne giudice del Tribunale di Sorveglianza. Lo staff del Cav teme i suoi modi alla Ilda Boccassini (look un po' troppo radical chic, hanno sottolineato maliziosi) e possibili conflitti con il condannato "da rieducare", ricordando che sulla testa di Berlusconi peserà l'obbligo di non poter criticare o delegittimare l'attività di giudici e magistrati. Alla Crosti dovrà rivolgersi ogni volta che avrà necessità di derogare dagli orari imposti dall'ordinanza del Tribunale, per esempio quello di rincasare entro le 24 o di stare a Roma solo da martedì a giovedì. L'agenda elettorale di Forza Italia è fitta, soprattutto a maggio, e per il suo leader sarà difficile seguirla senza sgarrare.
La rieducatrice siciliana - La seconda "carceriera" è Severina Panarello, 50enne siciliana di Messina e direttrice dell'Uepe,
l'Ufficio esecuzioni penali esterne di Milano. Di fatto, è lei la
"rieducatrice". Berlusconi dovrà recarsi nel suo studio nei pressi del
carcere di San Vittore per
La giudichessa "alla Boccassini" - La prima, è Beatrice Crosti, 52enne giudice del Tribunale di Sorveglianza. Lo staff del Cav teme i suoi modi alla Ilda Boccassini (look un po' troppo radical chic, hanno sottolineato maliziosi) e possibili conflitti con il condannato "da rieducare", ricordando che sulla testa di Berlusconi peserà l'obbligo di non poter criticare o delegittimare l'attività di giudici e magistrati. Alla Crosti dovrà rivolgersi ogni volta che avrà necessità di derogare dagli orari imposti dall'ordinanza del Tribunale, per esempio quello di rincasare entro le 24 o di stare a Roma solo da martedì a giovedì. L'agenda elettorale di Forza Italia è fitta, soprattutto a maggio, e per il suo leader sarà difficile seguirla senza sgarrare.
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| 4 ore alla settimana e poi da pregiudicato: modifica la Costituzione Italiana! |
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mercoledì 17 ottobre 2012
Roberto Saviano: “La legge anti-corruzione così non basta approvatela subito ma serve più coraggio”
Saviano (stasera su RaiTre da Fabio Fazio) al governo: “I rapporti mafia-politica emergenza nazionale”. “A Milano si è superata la linea d’ombra. In molte aziende si pensa meglio i capitali sporchi che soccombere”
Di Conchita Sannino
Roberto Saviano
"Per Roberto Saviano, il ddl anticorruzione “così com’è impostato, non va bene, non basta. Il provvedimento deve essere rafforzato sul falso in bilancio, sul voto di scambio, sulla concussione e in altre sue parti fondamentali. Quella legge, sulla cui necessità si sono espressi oltre 300mila cittadini aderendo con me all’appello di Repubblica, va approvata con urgenza, ma senza scendere a compromessi”. L’autore di Gomorra, che torna stasera da Fabio Fazio a “Che Tempo che fa” per ripartire con le sue analisi sullo scambio politico-mafioso e sulle alleanze tra clan ed economia legale, lancia un appello al ministro Paola Severino e un altro al premier Monti. Il ministro della Giustizia, auspica Saviano, “si faccia garante perché non si sia ostaggio di questa politica”. L’altra sollecitazione riguarda l’allarme dei condizionamenti mafiosi nel paese: “Il governo deve fare presto ad affrontare la questione come emergenza nazionale e non come un problema tra i tanti”.
Saviano, partiamo da un tabù che è crollato. C’era una volta l’orgoglio nordista che puntava il dito contro la complicità o la colpevole indifferenza del sud con i clan. “In effetti, fino a poco tempo fa, poteva essere rischioso parlare di infiltrazioni mafiose al Nord. Della Lega, ad esempio, ti lasciavano anche dire che era razzista, un po’ incolta, ma guai a parlare di tolleranza con le mafie”.
Lei stesso, due anni fa, fu accusato dall’ex ministro Maroni di aver rivolto accuse infamanti alla Lega perché disse che la ‘ndrangheta “interloquiva” col suo partito. “Purtroppo i fatti di oggi mettono in ridicolo le parole di Maroni, oltreché la campagna orchestrata contro di me. La reazione del Carroccio fu così risentita perché nessuno aveva ancora detto con chiarezza, al grande pubblico, che il pericolo era già lì, negli appalti, nelle imprese. Il caso ha voluto che cadesse la maschera del tesoriere della Lega Francesco Belsito, che secondo due procure aveva rapporti con la cosca dei De Stefano in Calabria. Poi è arrivato l’arresto dell’assessore Zambetti che, come sottolinea il procuratore aggiunto Boccassini, svela un pezzo di democrazia inquinata. E in tutto questo, la Lega ha esibito negli anni un’antimafia di facciata: quella che ti fa organizzare la fiaccolata contro il soggiorno obbligato di qualche boss o contro gli spacciatori, ma niente di più”.
La replica del Carroccio è che l’assessore accusato di aver pagato 200mila euro per 4000 voti, è del Pdl. “Ecco, la Lega sta dicendo che loro non c’entrano. Ma è una bugia. Perché hanno appoggiato incondizionatamente il Pdl che ha sempre avuto un atteggiamento disinvolto con i faccendieri di queste organizzazioni. Perché se fai percepire alla tua base elettorale che il problema mafioso riguarda solo bande calabresi o campane che si fanno il racket tra loro, stai mentendo. A Milano, si è superata la linea d’ombra. In alcune aziende, c’è chi si domanda: voglio essere perdente o vincente? Se non voglio alzare bandiera bianca, faccio entrare capitali opachi”.
In Lombardia nessuno fa un passo indietro. Perché? “A Milano fino a ora non è nata una vera cultura antimafia. Non nelle persone, non nelle imprese. Forse perché non ci sono stragi, non ci sono faide e i summit non avvengono alla luce del sole. Una parte della politica se ne occupa, ma la maggior parte delle persone ritiene che la criminalità organizzata sia un fenomeno meridionale…”.
Eppure, un mese fa a Milano hanno ucciso una coppia per la cocaina: i killer hanno sparato a lei mentre teneva una bimba in braccio. “Esatto, una scena tipicamente mafiosa quasi scivolata addosso. Con sporadiche eccezioni, la politica pratica l’esercizio della rimozione. Così avviene con le estorsioni a tappeto, in un’omertà generalizzata che ricorda aree depresse del Sud”.
Con la differenza che pezzi del Sud si ribellano, dal moto collettivo delle donne di San Luca in Calabria all’onda antiracket di Ercolano, nel vesuviano. “Invece al Nord tanti continuano a dire che l’infezione arriva dal Meridione. Non è così: sono cellule locali, con meccanismi d’azione mafiosa, che ormai parlano lombardo e che nella terra della finanza si arricchiscono di nuovi capitali. Di questo fa le spese proprio l’economia del Sud: se il fenomeno criminale non fosse così florido al Nord, le cosche laggiù sarebbero molto indebolite”.
Sulla lotta alla ‘ndrangheta si sconta un grande ritardo. Non occorre un’autocritica anche da parte dei media? “Credo che autocritica debba farla soprattutto la politica nazionale: direi che il nostro governo si è dato altre priorità. Il mio appello a Monti è: fate presto a porre la questione antimafia come un’urgenza da affrontare e non più come un problema fra tanti”.
E sul ddl anti-corruzione, qual è il suo appello? “È un testo ancora debole. Il ddl anticorruzione è un decreto salva-democrazia: non viatico per una politica pulita, ma la premessa per un sistema che possa davvero dirsi democratico. Una classe politica corrotta e impunita è permeabile ai capitali criminali, come le recenti inchieste attestano. Dopo l’appello lanciato da Repubblica, 300mila cittadini hanno firmato. Ora il Guardasigilli dovrà farsi garante perché non si scenda a compromessi, perché non si sia più ostaggio di questa politica che quando non è colpevole di connivenza, lo è di ignoranza. Un’ignoranza che, ai vertici di una regione come la Lombardia, non è consentita”.
Quali sono i punti del Dda da rivedere? “Sono numerosi, ma tre i più importanti: voto di scambio, (che nel testo risulta punibile solo se il politico lo paga in denaro e non con favori di altro tipo), falso in bilancio e autoriciclaggio. Ma il vero salto di qualità nella lotta alla corruzione sarebbe l’introduzione — che l’Europa ci chiede — di una norma che rendesse imprescrittibili i reati dopo la sentenza di condanna di primo grado”.
Siamo in piena febbre da primarie. È sottovalutato il tema delle infiltrazioni criminali e del voto di scambio? “La crisi del sistema lombardo è inaugurata dal caso Penati, peccato originale che ha depotenziato l’opposizione del centrosinistra ai disastri del centrodestra. Spero che il dibattito non si limiti alle regole delle primarie”.
Umberto Eco, propone una specie di mobbing verso chi ostenta tenori di vita sospetti. Anche lei ha un consiglio per gli onesti? “Sì: voler sempre sapere. Quando uno è stanco dei giornali, di conoscere il caso Lazio o Lombardia, quello è il modo per lasciare tutto invariato. Perciò, direi: non smettere di approfondire, essere aperti e non ideologici. Conoscere cambia le cose”. Saviano, lei è alla terza stagione televisiva, ora di nuovo in Rai. L’ha delusa lo share di due settimane fa, alto (11%) ma comunque inferiore ai picchi da record (31%) della passata edizione di “Vieni via con me”? “No. Intanto, con i nuovi vertici Rai lavoro in armonia e nessuno mi chiede i contenuti degli interventi. Le mie presenze sono concepite come una rubrica, legata all’attualità. Quindi, in questo test del lunedì voluto da Fazio, sono più libero dalle ansie di perfomance. Voglio liberarmi della ‘dittatura’ dell’evento. Credo sia importante essere in tv, occupare uno spazio da scrittore”. Pubblicato il: 15 ottobre 2012 da: redazione."
VIDEO: Che tempo che fa : Roberto Saviano: la 'ndrangheta al Nord 15/10/2012
*Fonte: Roberto Saviano.it
| Roberto Saviano |
Saviano, partiamo da un tabù che è crollato. C’era una volta l’orgoglio nordista che puntava il dito contro la complicità o la colpevole indifferenza del sud con i clan. “In effetti, fino a poco tempo fa, poteva essere rischioso parlare di infiltrazioni mafiose al Nord. Della Lega, ad esempio, ti lasciavano anche dire che era razzista, un po’ incolta, ma guai a parlare di tolleranza con le mafie”.
Lei stesso, due anni fa, fu accusato dall’ex ministro Maroni di aver rivolto accuse infamanti alla Lega perché disse che la ‘ndrangheta “interloquiva” col suo partito. “Purtroppo i fatti di oggi mettono in ridicolo le parole di Maroni, oltreché la campagna orchestrata contro di me. La reazione del Carroccio fu così risentita perché nessuno aveva ancora detto con chiarezza, al grande pubblico, che il pericolo era già lì, negli appalti, nelle imprese. Il caso ha voluto che cadesse la maschera del tesoriere della Lega Francesco Belsito, che secondo due procure aveva rapporti con la cosca dei De Stefano in Calabria. Poi è arrivato l’arresto dell’assessore Zambetti che, come sottolinea il procuratore aggiunto Boccassini, svela un pezzo di democrazia inquinata. E in tutto questo, la Lega ha esibito negli anni un’antimafia di facciata: quella che ti fa organizzare la fiaccolata contro il soggiorno obbligato di qualche boss o contro gli spacciatori, ma niente di più”.
La replica del Carroccio è che l’assessore accusato di aver pagato 200mila euro per 4000 voti, è del Pdl. “Ecco, la Lega sta dicendo che loro non c’entrano. Ma è una bugia. Perché hanno appoggiato incondizionatamente il Pdl che ha sempre avuto un atteggiamento disinvolto con i faccendieri di queste organizzazioni. Perché se fai percepire alla tua base elettorale che il problema mafioso riguarda solo bande calabresi o campane che si fanno il racket tra loro, stai mentendo. A Milano, si è superata la linea d’ombra. In alcune aziende, c’è chi si domanda: voglio essere perdente o vincente? Se non voglio alzare bandiera bianca, faccio entrare capitali opachi”.
In Lombardia nessuno fa un passo indietro. Perché? “A Milano fino a ora non è nata una vera cultura antimafia. Non nelle persone, non nelle imprese. Forse perché non ci sono stragi, non ci sono faide e i summit non avvengono alla luce del sole. Una parte della politica se ne occupa, ma la maggior parte delle persone ritiene che la criminalità organizzata sia un fenomeno meridionale…”.
Eppure, un mese fa a Milano hanno ucciso una coppia per la cocaina: i killer hanno sparato a lei mentre teneva una bimba in braccio. “Esatto, una scena tipicamente mafiosa quasi scivolata addosso. Con sporadiche eccezioni, la politica pratica l’esercizio della rimozione. Così avviene con le estorsioni a tappeto, in un’omertà generalizzata che ricorda aree depresse del Sud”.
Con la differenza che pezzi del Sud si ribellano, dal moto collettivo delle donne di San Luca in Calabria all’onda antiracket di Ercolano, nel vesuviano. “Invece al Nord tanti continuano a dire che l’infezione arriva dal Meridione. Non è così: sono cellule locali, con meccanismi d’azione mafiosa, che ormai parlano lombardo e che nella terra della finanza si arricchiscono di nuovi capitali. Di questo fa le spese proprio l’economia del Sud: se il fenomeno criminale non fosse così florido al Nord, le cosche laggiù sarebbero molto indebolite”.
Sulla lotta alla ‘ndrangheta si sconta un grande ritardo. Non occorre un’autocritica anche da parte dei media? “Credo che autocritica debba farla soprattutto la politica nazionale: direi che il nostro governo si è dato altre priorità. Il mio appello a Monti è: fate presto a porre la questione antimafia come un’urgenza da affrontare e non più come un problema fra tanti”.
E sul ddl anti-corruzione, qual è il suo appello? “È un testo ancora debole. Il ddl anticorruzione è un decreto salva-democrazia: non viatico per una politica pulita, ma la premessa per un sistema che possa davvero dirsi democratico. Una classe politica corrotta e impunita è permeabile ai capitali criminali, come le recenti inchieste attestano. Dopo l’appello lanciato da Repubblica, 300mila cittadini hanno firmato. Ora il Guardasigilli dovrà farsi garante perché non si scenda a compromessi, perché non si sia più ostaggio di questa politica che quando non è colpevole di connivenza, lo è di ignoranza. Un’ignoranza che, ai vertici di una regione come la Lombardia, non è consentita”.
Quali sono i punti del Dda da rivedere? “Sono numerosi, ma tre i più importanti: voto di scambio, (che nel testo risulta punibile solo se il politico lo paga in denaro e non con favori di altro tipo), falso in bilancio e autoriciclaggio. Ma il vero salto di qualità nella lotta alla corruzione sarebbe l’introduzione — che l’Europa ci chiede — di una norma che rendesse imprescrittibili i reati dopo la sentenza di condanna di primo grado”.
Siamo in piena febbre da primarie. È sottovalutato il tema delle infiltrazioni criminali e del voto di scambio? “La crisi del sistema lombardo è inaugurata dal caso Penati, peccato originale che ha depotenziato l’opposizione del centrosinistra ai disastri del centrodestra. Spero che il dibattito non si limiti alle regole delle primarie”.
Umberto Eco, propone una specie di mobbing verso chi ostenta tenori di vita sospetti. Anche lei ha un consiglio per gli onesti? “Sì: voler sempre sapere. Quando uno è stanco dei giornali, di conoscere il caso Lazio o Lombardia, quello è il modo per lasciare tutto invariato. Perciò, direi: non smettere di approfondire, essere aperti e non ideologici. Conoscere cambia le cose”. Saviano, lei è alla terza stagione televisiva, ora di nuovo in Rai. L’ha delusa lo share di due settimane fa, alto (11%) ma comunque inferiore ai picchi da record (31%) della passata edizione di “Vieni via con me”? “No. Intanto, con i nuovi vertici Rai lavoro in armonia e nessuno mi chiede i contenuti degli interventi. Le mie presenze sono concepite come una rubrica, legata all’attualità. Quindi, in questo test del lunedì voluto da Fazio, sono più libero dalle ansie di perfomance. Voglio liberarmi della ‘dittatura’ dell’evento. Credo sia importante essere in tv, occupare uno spazio da scrittore”. Pubblicato il: 15 ottobre 2012 da: redazione."
VIDEO: Che tempo che fa : Roberto Saviano: la 'ndrangheta al Nord 15/10/2012
*Fonte: Roberto Saviano.it
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sabato 2 giugno 2012
Equitalia, i furbetti della tasse. Movimento Artigiani Commercianti Liberi Sardegna (12/05/2011)
www.Antimafia.Tv (Sardegna)
(video realizzato il 12 maggio 2011 a Cagliari)
Finalmente anche la Sardegna come la Sicilia "ALZA LA VOCE", e non smetterà di farlo fino a quando la legalità tornerà ad essere reale in questo strano e caotico mondo di politici corrotti.
Pensavo di aver perso questo prezioso documento video, ma fortunatamente ritrovato nei meandri di un hard disk esterno.
In Sardegna il 12 maggio 2011 grandissima manifestazione che ha portato migliaia di persone in piazza a Cagliari: aderiscono a "AntiEquitalia", ed è il Movimento Artigiani e Commercianti Liberi.
Tratto dal sito ufficiale, "Chi siamo":
(*) ''IN PRINCIPIO:
Quattro amici con partita iva si sono incontrati sotto un ponte, tutti quanti con gli stessi problemi abbiamo deciso di parlarne ad altri amici. Alla prima riunione eravamo in venti, alla seconda 50, alla terza 700, solo perchè tutti gli altri non trovavano parcheggio per entrare nella sala.
Alla fine siamo diventati una marea, tutti con gli stessi problemi, adesso siamo uniti più che mai per risolvere i problemi delle partite iva, e di tutti i cittadini che ritengono di essere nelle mani di un sistema che sta portando alla rovina il nostro territorio.
POI
Piano piano il movimento è cresciuto ed è arrivata l' esigenza di coinvolgere anche quelle persone che non sono artigiani e commercianti ma semplici lavoratori, studenti , pensionati, disoccupati ecc....
ORA
Ora e' arrivata l' ora di non farci fregare dalla semantica delle parole " MOVIMENTO ARTIGIANI E COMMERCIANTI LIBERI " per quanto può ingannare, il nome non deve escludere le altre categorie di persone che non sono partite iva, ma anzi queste in primis devono essere coinvolte nella lotta comune contro il sistema politico, economico, e sociale che non funziona.
UNITI SI PUO !!! ''
(*) Il portale del Movimento Artigiani e Commercianti Liberi:
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mercoledì 9 maggio 2012
Telejato, la tv antimafia in Sicilia costretta a chiudere a causa dello switch off
Pino Maniaci Di Giuseppe Pipitone | 26 aprile 2012
L'emittente di Pino Maniaci rischia lo spegnimento perché il passaggio al digitale terrestre è previsto solo per quelle commerciali, che hanno come editori società di capitale. Per salvarla basterebbe unemendamento alla legge sulla assegnazione delle frequenze.
Il telegiornale di Telejato, la piccola emittente a gestione familiare di Partinico, dura due ore: un record che gli conferisce di diritto il titolo di telegiornale più lungo d’Italia. Un record che però adesso rischia di fermarsi. A fine giugno, infatti, con lo switch off, anche la Sicilia passerà al digitale terrestre. Solo che nella norma che regola lo spegnimento dei canali in analogico c’è una piccola falla: il passaggio in digitale è previsto soltanto per le televisioni commerciali, quelle che hanno come editori società di capitale, bilanci in regola e dipendenti assunti.
In Italia però la vecchia legge Mammì aveva creato anche un altro tipo di emittenti: quelle comunitarie, ovvero le tv onlus di associazioni, movimenti e partiti politici. In tutto sono circa duecentocinquanta, non hanno dipendenti e devono avere un bilancio in pareggio: per loro la finanziaria del 2011 (agli articoli 8,9,10) non prevede la possibilità di passare dall’analogico al digitale. In una parola dovranno cessare le trasmissioni. Anche Telejato è una televisione comunitaria, una onlus nata come emittente di Rifondazione Comunista e poi rilevata nel 1999 da Pino Maniaci, ex imprenditore edile con la perenne sigaretta in bocca. “Anche Telejato secondo questa legge dovrà spegnersi – racconta Maniaci – Il primo luglio noi non dovremmo esistere più. Non capisco come sia possibile che oggi io ho una televisione e domani lo Stato me la chiude, senza neanche dirmi il perché”.
Per salvare la televisione di Maniaci e tutte le altre emittenti comunitarie basterebbe in effetti fare un semplice emendamento alla legge sulla assegnazione delle frequenze televisive. E in effetti nei mesi scorsi una proposta di emendamento era stata presentata da alcuni senatori e deputati del centro sinistra. “E’ un emendamento che ci salverebbe perché il 30% delle frequenze assegnate alle televisioni locali dovrebbero andare alle televisioni comunitarie. Se questo emendamento venisse approvato allora le tv comunitarie riusciranno a salvarsi, altrimenti tutte le 250 emittenti chiuderanno per sempre i battenti. A rischio è la stessa libertà di stampa. Solo che il termine per presentare domanda di assegnazione delle frequenze digitali è scaduto lo scorso 20 aprile e ancora quest’emendamento non è stato neanche presentato”.
Per salvare Telejato si sono messe in moto una serie di associazioni riunite in comitato. “Abbiamo scritto ai presidenti delle camere, al presidente del Consiglio anche a Napolitano che ha risposto di non avere poteri in merito. L’unica speranza sarebbe quell’emendamento ma sembra che ci stiano prendendo in giro. Ad oggi, se la legge non viene modificata entro il 30 giugno 2012, Telejato dovrebbe chiudere”. Dovrebbe? “Si dovrebbe, perché io mi rifiuto di chiudere. – risponde Maniaci -Passerò al digitale, non rispetterò la legge, ora mi pare che si chiami disobbedienza civile. Se vogliono chiudermi devono venire a farlo con la forza: voglio vedere i carabinieri che staccano la spina e io che la riattacco”. E cosa faranno invece la stragrande maggioranza delle altre televisioni comunitarie? “Sono quasi tutte della chiesa – risponde pronto Maniaci – quindi o sono già passate su satellite o in qualche caso hanno già deciso di chiudere. In Sicilia sono circa 40 le televisioni comunitarie e visto che lo Stato da un piccolo contributo per staccare la spina hanno già deciso di spegnersi da sole”.
Da 13 anni in quel lembo di terra sassosa tra Palermo e Trapani Pino Maniaci fa capolino nelle tv di 25 comuni. Ha collezionato più di 200 querele, la maggior parte da Antonina Bertolino, padrona dell’omonima distilleria: alla duecentesima citazione per danni è andato davanti lo stabilimento e si è spogliato nudo. Poi ha racimolato una denuncia per esercizio abusivo della professione: il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino chiuse un occhio e lo iscrisse all’albo dei pubblicisti, sottolineando che “per fare il giornalista non occorre il tesserino’’. Nel suo palmares ha accumulato poi una serie di intimidazioni: dall’auto bruciata fino all’aggressione subita da Michele Vitale, figlio allora minorenne del boss mafioso Vito Vitale, che tentò di strozzarlo con la sua stessa cravatta senza successo. Le lettere anonime ovviamente non si contano: l’ultima la mostra in diretta “è arrivata stamattina – dice estraendo un foglio dalla tasca – c’è scritto che devo andarmene da Partinico altrimenti agiranno in altri modi”. Di certo dal primo luglio a Partinico potrebbe non esserci più Telejato.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
Lettera a Mario Monti per salvare Telejato
Editoriali - Lettere Aperte
Scritto da Pippo Giordano
Giovedì 26 Aprile 2012 17:34
Egregio senatore Monti, La prego di scusarmi se mi prendo licenza di scriverLe, non l’avrei fatto se l’argomento in narrativa non fosse serio e che potrebbe meritare un approfondimento da parte Sua.
Le scrivo, non sulla base dell’amicizia che mi lega a Pino Maniaci, ma su qualcosa di più nobile che mi sta tanto a cuore, ovvero la libertà d’informazione che rappresenta la piccola e se vogliamo unica televisione Telejato, che informa di mafia in un ristretto ambito del territorio siciliano, feudo di Cosa nostra.
La prego Prof Monti, di dedicare un paio di minuti della sua impegnata vita politica, per guardare da vicino il dramma che sta per abbattersi su Telejato di Pino Maniaci.
Un dramma, che per certi versi evitato in passato, talchè Cosa nostra ne aveva già chiesto la repentina chiusura con atti violenti che non sto qui ad elencare, ma che ora si ripresenta. E, sembra, per ironia del destino che dove non arriva la mafia, arriverà la scure di una legge dello Stato che metterà per sempre a tacere Telejato, costringendola alla chiusura nell’ambito del Beauty contest.
Chi Le scrive, è una persona che è nata e cresciuta a pane e mafia e che superata l’età adolescenziale ha messo in pratica la sua modesta conoscenza del fenomeno mafioso a disposizione di uomini che hanno lottato contro il cancro meglio conosciuto come Cosa nostra e che purtroppo sono stati ammazzati.
In forza di questa mia pregressa attività di contrasto, Le ricordo quanto era difficile parlare di mafia e quanto era praticamente impossibile sorridere in quegli anni ottanta e poi novanta con le stragi del 92/93. Quindi, ascoltare ogni giorno il TG di Telejato, rappresenta per me, e penso per tanti ascoltatori, un riscatto di quel mondo ovattato di silenzio, tutto intento a propinarci un’Italia che non c’era: un mondo idilliaco ove la mafia non esisteva affatto. Epperò sparava ed uccideva, ma erano solo “regolamenti di conti di piccoli pregiudicati”, questo era il messaggio per gli immaturi italiani.
Senatore Monti, se Lei trovasse il tempo di visitare la piccola Telejato di Partinico, come fanno migliaia e migliaia di studenti provenienti dall’Italia a dall’Europa, toccherebbe con mano, la semplicità e l’onestà che aleggia in quel che è un appartamento di pochi vani. Sì! Telejato è un’emettente a conduzione familiare, con modesti mezzi tecnici, ma soprattutto con scarse risorse finanziarie. Eppure, questa libera voce che ha il coraggio di denunciare la mafia, a breve potrebbe essere imbavagliata.
Per questi motivi, presidente Monti, la prego di voler valutare l’opportunità di salvare Telejato di Pino Maniaci, Lei ha la possibilità di far apportare correttivi alla legge, non consenta ai mafiosi di brindare a chiusura avvenuta: lo hanno già fatto con le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ad ogni loro vittoria, corrisponde una nostra sconfitta.
Cordialità.
Pippo Giordano
Fonte: SocialSicilia.it
“Lascia Partinico”, ennesima lettera di minaccia a Pino Maniaci
LETTERA ALL'INTERNO!
Il nuovo messaggio intimidatorio recapitato presso la sede di Telejato
di Aaron Pettinari - 26 aprile 2012
E' stata recapitata questa mattina nella sede dell'emittente televisiva Telejato di Partinico l'ennesima lettera di minacce al direttore Pino Maniaci. Un testo sgrammaticato, scritto a mano, in cui sono contenute diverse frasi offensive nei confronti del giornalista che quotidianamente con i propri servizi accende i riflettori sulla mafia a Partinico, regno del clan dei fratelli Vitale, appartenenti all'ala più sanguinaria di Cosa nostra, senza mai dimenticare anche la cosiddetta zona grigia.
Nel testo il forte ammonimento a lasciare subito Partinico. Maniaci, dotato di servizio di protezione, ha immediatamente informato polizia e carabinieri e ha sporto regolare denuncia. Non è la prima volta che il direttore di Telejato riceve intimidazioni. In passato minacce erano state rivolte alla propria famiglia ma anche ad i suoi collaboratori. “Noi come sempre andremo avanti – ha detto Pino raggiunto da ANTIMAFIADuemila – Non ci siamo mai fermati in passato e non lo faremo certo ora che questi 'scassapagghiare' sono tornati a far sentire il proprio puzzo. In questi giorni si vede che abbiamo lavorato bene parlando del processo The End, di Charthago, compiendo un'indagine su nullatenenti che poi girano con macchinoni. E questa è un'azione subdola di cui si son serviti per metter paura a me e ad i miei familiari. Si fanno sentire ora che siamo sempre più prossimi alla fatidica data dello switch-off. Quello sì che sarà un problema. Stiamo aspettando risposte dal Governo ma anche in quel caso andremo avanti e continueremo a trasmettere fino a quando non verranno a prenderci con la forza”.
Dal prossimo 30 giugno, infatti, anche la regione siciliana dirà addio al vecchio sistema analogico, per passare in definitiva al digitale terrestre. Telejato pertanto corre un grande rischio, quello di chiudere i battenti per l’impossibilità di acquistare le nuove frequenze e come lei sono in allamre altre 250 tv comunitarie italiane. “Il passaggio in Sicilia al digitale avverrà a giugno 2012, fino a quel momento c’è ancora possibilità di cambiare la situazione. Attenzione però: io sono sotto tutela dei carabinieri da qualche anno e finché rimane l’esposizione mediatica io sono più protetto, ma se spegni il microfono i rischi aumentano per me e per la mia famiglia”.
L'intera redazione di ANTIMAFIADuemila esprime la propria solidarietà a Pino Maniaci ed alla sua famiglia per questa ennesima minaccia. La sua attività giornalistica, libera e martellante è un punto di riferimento nella lotta alla mafia e sarebbe grave se Telejato chiudesse definitivamente. A lui va il nostro pieno sostegno anche in questa lotta.
Fonte: ANTIMAFIADuemila
Chiude Telejato, Pino Maniaci:
"per mano dello stato ciò che la mafia voleva"
ATTENZIONE TELEJATO NON DEVE CHIUDERE
Siamo Tutti Telejato (1/3)
Siamo tutti Telejato- Servizi
Articolo pubblicato su Antimafia.Tv ''Siamo Tutti Telejato''
Italia
Cagliari, Italia
domenica 6 maggio 2012
Ciao a Tutti.
Saremmo online entro giugno di quest'anno 2012.
Un poco di pazienza e grazie della visita.
Antimafia.Tv
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