sabato 7 giugno 2014

Arrivano altre tasse: via alle danze!


Ciao a tutti Amici Antimafia.
Siete pronti?! … mumble… come?! Le tasse, ulteriori e non giustificate sono arrivate nella vostra buca da lettere?
Eccovi!
Adesso inizia la “danza delle tasse”,
mai chiarite ma da pagare.
Non meravigliatevi se troverete delle cifre esorbitanti e sigle poco comprensibili, fa parte del “pacchetto o paghi o paghi”; senza mezzi termini in arrivo o già recapitate per tantissimi di voi, le lettere di riscossione tributi di tutti i generi, e chi più ne ha più ne metta!
Nessuna esagerazione, è corretto (almeno per coloro che come “Agenzie” che ha vinto “regolare gara d’appalto), sono costrette (loro malgrado, scherzi ma non troppo: con le percentuali a loro dovute), a chiedervi l’impossibile. E si!
In tantissimi si recheranno negli istituti di credito, banche, uffici postali, con file interminabili per pagare quanto chiesto dal Governo o dal Comune di appartenenza.
Esattamente come nettamente in contrasto una legge di qualche anno fa che imponeva tutti gli uffici, sia pubblici sia privata, nel precisare chiaramente le voci di trattenute o dovute; questo esteso a tutti gli enti, sia governativi sia privato.
Ma voi mi direte: che fine ha fatto questa legge? Giusto! Mai applicata, continuando come sempre nel passato a recapitare moduli di estratto conto, o pseudo agenzie che inviano lettere dove nulla è chiaro se non quello che necessitano pagare: tanti euro! €! Molti e non precisati come nella legge, che dovrebbe fare in modo di capire tutto quello che si deve, come allo stesso modo per ricevere eventuali danni subiti dalla Pubblica Amministrazione o privati.
No, no, la Babele di sigle e poi “PAGARE!”, è UN OBBLIGO TASSATIVO!”. Saprete quanto me che sarà inutile tentare un qualsiasi ricorso, anche perché in Italia i ricorsi si devono fare tramite Avvocature (avvocato, civilista o penalista), e lo stesso interpellato vi dirà (casta comprende…), mumble… - “ci vuole tempo, denaro, e.. non conviene, considerando i tempi burocratici. Sa che gli dico “Signora – Signore?”, “meglio pagare quanto gli è chiesto”.
Non esistono associazioni in grado di dare aiuto gratuito
e se esistono, sono solo sulla carta, perché risponderanno “per maggiori dettagli e assicurazioni, si rivolga a un avvocato”. Per i Popolo Sardo possiamo dire che la “Comer Sevizi s.r.l.” (ennesima agenzia che ha vinto appalto per riscuotere denaro con loro annesso percentuali), è già arrivato nella vostra buca lettere, o è in arrivo.
Ma chi è questa ennesima società? Come Servizi: eccola!

Rocco Anello
Adesso trattiamo un argomento sfuggito a tanti
e celato da molti media: le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo con i loro candidati;  tutto si poteva pensare ma non certo che il Partito Democratico riuscisse a duplicare il Movimento 5 Stelle. Quanto accaduto è semplice e allo stesso modo mostruoso: accordi bilaterali, sia dagli Stati Uniti D’America sia dalla Russia, hanno fatto in modo di stravolgere totalmente le indicazioni di voto che gli italiani dovevano esprimere, tanto che gli stessi esponenti del direttivo del Partito Democratico (in primis Matteo Renzi, attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano non eletto dagli stessi italiani, si è dichiarato “meravigliato”,” cacao meravigliao!”),
insomma, per dirla in breve: avendo esagerato nei brogli elettorali imposti da potenze finanziarie/economiche, l’oltre il 40% che hanno dato la vittoria al Partito Democratico che non  c’è , sono sobbalzati dalla sedia, pensando che l’italiano capisse il trucco e iniziasse una ribellione popolare pacifica per dire “NO”. Questo non è successo, e neppure lo stesso Beppe Grillo che per quanto sia arrabbiato e favorevole a ripristinare la legalità nel nostro strano Paese chiamato Italia, si è leggermente piegato, limitandosi a dichiarare ed esternare il suo (troppo piccolo) modo per dire che le elezioni non erano legali.
Lo comprendo e noi dell’associazione Antimafia comprendiamo la sua paura, che è uguale alla nostra: ne vale la vita!
Che m’importa della vita se non ti esponi totalmente e con i tuoi esponenti con carte in mano? Purtroppo anche lui ha dovuto abbassare la china; gli sono arrivati “avvisi dall’alto mafioso”: modera e misura, diversamente sono guai sicuri, a te e a tutte le persone che stimi.
Chiunque avrebbe un poco di strizza! Almeno diamo il lodevole merito a Beppe Grillo di aver iniziato a denunciare questi fatti, anche se insufficienti.
Altro argomento riguarda gli arresti definiti “eccellenti”,
 di appartenenti alla politica italiana, di sinistra che di destra unita
(PD e FI) Expo 2015 prima delle elezioni europee, Mose, post, poco dopo le elezioni europee.
Fatte attenzioni alle sentenze, dopo lunghe indagini estenuanti delle Forze dell’Ordine, si ufficializza la denuncia ai media; il risultato è che qualsiasi politico (in tutti i casi menzionati: sia del Partito Democratico che di Forza Italia), hanno rubato a noi contribuenti centinaia di euro, milioni di euro €, per poi vederli puniti con arresti non congrui alla pena, al reato commesso: massimo della pena sono gli arresti domiciliari (considerando che sono già persone ricche di denaro non loro ma di provenienza illecita, si comprende che tipo di detenzione e pena terribile si tratti);
diversamente al comune cittadino che rubando per fame, alla prima gli viene condonato ma alla seconda la reclusione in un carcere è assicurato. Questi sono i motivi che hanno indotto i legislatori a modificare le pene per tutti coloro potrebbero avere una condanna penale.
La politica italiana si può sintetizzare in modo piramidale,
dove chi sta al vertice comanda e alla base subisce, la differenza legislativa non è da poco: sia chi sta al vertice o alla base, se colluso con organizzazioni malavitose, o delitti punibili con arresto, il politico può scegliere se rimanere nel suo incarico o abbandonarlo.
Clamorosi, per rimanere nel territorio Sardo,
sono stati di esponenti politici, dove Sindaci o Assessori comunali, in flagranza di reato dove è obbligatorio il carcere, si sono espressi dichiarando: “Io non mi dimetto! La legge me lo consente e finché non ci sarà il terzo grado di giudizio, non deciderò diversamente”: sono stati quasi tutti di parola e a oggi non si sono ancora smentiti.
Dicono che l’Italia sia schiava del gas che ci elargisce la Russia, per altri versi la NATO e affini che dagli Stati Uniti hanno notevoli profitti nel nostro territorio, strategico nel mar Mediterraneo, dove coste e terreni sono stati estirpati per realizzare basi militari.
Sono stato in Norvegia dove il Sole sorge per circa il 50% dell’anno, in particolare nel nord nella Norvegia, eppure sono strapieni di “energia rinnovabile: fotovoltaico, pannelli solari, pale eoliche, etc…
Di Rocco Anello
L’Italia è uno Stato dove manca il Sole? Semmai il contrario, l’opposto, ma le solite politiche locali e nazionali hanno sempre ristretto le autorizzazioni per le istallazioni per la produzione di energia pulita, con proclami, sentenze stupidissime; esempio in Sardegna è vietato nei “centri storici perché deturperebbe le antichità del luogo”; semmai il contrario! Sono il comune e gli enti preposti che non fanno nulla per valorizzare sia la stessa Città sia i centri storici, lasciandoli al totale abbandono! Se esiste un territorio in Europa che non avrebbe bisogno di energia estratta dalle montagne o sottosuolo è l’Italia: unica a essere al centro del Mar Mediterraneo, invidiata da mezzo Mondo. Ma le decisioni politiche vengono prima della salute e tutela del cittadino, questo mi e vi parrà chiaro e lampante.
Ancora appare la scritta "ZECCA DELLO STATO"
Non voglio continuare a rovinarvi la nottato o giornata prossima, perché a Cagliari oggi (sabato 7 giugno 2014), sfileranno dall’alto dei cieli le “Frecce Tricolori” avanti al Golfo degli Angeli.
Fine articolo (provvisorio), chiarendo che l’Associazione Antimafia (Sardegna), ufficiosamente opera nel territorio e ufficialmente operativa tra poche settimane, romperà tantissimo le scatole a chi di scatole non ha se non piene di merda mafiosa. Almeno questo spera sia consentito pubblicarlo e se così non fosse, non ci interessa nulla: “I MAFIOSI SONO DEI PEZZI DI MERDA!” Come disse Il responsabile Pino Maniaci di Telejato.TV, unica televisione in Terra Siciliana nel denunciare e contrastare le mafie a non essere autorizzate nell’essere incluso come televisione del “digitale terrestre”: sono più importanti le notizie (senza nulla togliere a qualsiasi credo religioso), alle TV per Padre Pio o TV2000, in antagonismo a trasmissioni nel digitale che hanno solo come scopo la pornografia a pagamento: questi concessi!
Stranezza della vita, mentre Telejato combatte, chi “scopa non sbatte per il digitale”; concedetemi quest’ultima esternazione veritiera.
Grazie per la pazienza che avete avuto per arrivare fino a qui: avete letto tutto!? Ok! Ci aggiorniamo presto e che la “reale Democrazia sia ricostruita da Noi!”.
Il responsabile e fondatore dell’Associazione Antimafia
Maurizio Andrea Loi
Chi vince gli appalti?

P.S.: negli annali e analizzando i suicidi di personaggi politici non esiste nessuno che per “scrupolo e moralità di coscienza” si siano suicidati, semmai il contrario, hanno fintamente subito delle condanne penali irrisorie per poi tornare a occupare le poltrone del potere, così riuscendo non solo a tutelare il mal tolto ai cittadini italiani ma anche nel godersi la permanenza degli arresti domiciliari (per il più sfigato e non assoggettato ad organizzazioni mafiose), un breve periodo di Patrie Galere (precisando che la cella è personalizzata, non certo come un comune reo di una ruberia per una Banana per fame), ma con tutti i confort che alla “personalità gli è dovuta”.
Ebbene sì, esistono nei regolamenti carcerari che non leggerete e vedrete mai, la cella di serie, in base alla casta collusa e intrecciata con le mafie gli ha dovuto: gli altri possono stare con una stanza 4 per 4  (4 X 4 mq. Se hai fortuna, diversamente è minore) in sei detenuti:
loro fanno parte dei delitti comuni, non privilegi ma come animali stretti in una unica morsa:
“sei un ladro di polli! Mentre noi siamo vittime per aver rubato milioni di euro € a tutti gli italiani, zitto e subisci”. Forse in questo ci sarebbe da rielaborare l’esubero di carcerati e mettere sotto chiave chi delinque in base ad una reale pena, equa e onesta in conformità a quanto hai commesso come reo?
“Sconfiggere le mafie è la nostra passione per essere liberi da ogni corruzione”.

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giovedì 5 giugno 2014

Inchiesta Mose, 35 arresti

Inchiesta Mose, 35 arresti: Giorgio Orsoni ai domiciliari. Chiesto il carcere per Galan.
Giancarlo Galan
Giancarlo Galan, ex Ministro delle politiche agricole
L'indagine sugli appalti del sistema di dighe anti-acqua alta. Gli atti per l'ex ministro governatore veneto passeranno al Senato. In tutto gli indagati sono un centinaio. Coinvolti anche l'ex generale delle Fiamme Gialle Spaziante e l'ex consigliere di Tremonti Marco Milanese. Il gip: "Ufficio pubblico totalmente asservito a gruppo economico-criminale". Richiesta d'arresto per l'europarlamentare uscente di Fi Lia Sartori. Corruzione, finanziamento illecito e frode fiscale i reati contestati. La Finanza ha sequestrato beni per un valore di circa 40 milioni di euro. Galan: "Estraneo alle accuse, del tutto inverosimili"

l'ex segretaria di Galan "Claudia Minutillo" finita nell'inchiesta

Emilio Spaziante
Giampietro Marchese
sindaco di Venezia Giorgio Orsoni

venerdì 30 maggio 2014

Scontro su vitalizio a condannati per mafia, i grillini “Chiediamo dimissioni di Ardizzone, ecco chi ha votato contro”. Il Pd Proposta inapplicabile


Il capogruppo dei 5 Stelle Francesco Cappello accusa il presidente dell’Ars di non essere imparziale per aver attaccato il deputato Cancelleri sul stop al vitalizio di Cuffaro.


LA MIA ESTERNAZIONE:

L'ex governatore Totò Cuffaro in carcere per mafia continuerà a percepire i 6mila euro al mese, e non passa l'emendamento del M5S. Applauso!! Povera Italia!!!! :-(

29 maggio 2014
E’ scontro tra i grillini e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. Il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Ardizzone per “le accuse fatte dal presidente in aula contro il deputato Giancarlo Cancelleri”, che ha proposto un emendamento che bloccava il vitalizio non solo per gli ex deputati condannati per reati contro la pubblica amministrazione, ma anche per reati di mafia. Emendamento poi bocciato dall’aula: “Ma le parole del presidente di Sala d’Ercole sono state molto gravi – dice il capogruppo grillino Francesco Cappello – ci ha accusato di avere dei collaboratori a spese del gruppo.
Giovanni Ardizzone, presidente dell'Ars
Ma ad avere un super staff è lui ed è sempre Ardizzone che non vuole la trasparenza di questo palazzo non pubblicando gli stipendi d’oro dei dipendenti dell’Assemblea”. Per il deputato Giorgio Ciaccio “in questo Parlamento non c’è alcuna trasparenza”: “Il segretario generale Sebastiano Di Bella non ci vuole dare i dati né sugli stipendi dei dipendenti né sui vitalizi – dice Ciaccio – è davvero incredibile che un consigliere comunale deve pubblicare il suo stipendio e un dipendente dell’Ars no”. L’ex capogruppo Cancelleri “la votazione che ha bocciato il nostro emendamento è stata vergognosa”: “Faremo i nomi di tutti i deputati che hanno votato contro una norma giusta, che prevede la sospensione del vitalizio per i condannati per mafia”.

I grillini hanno pubblicato su internet l'elenco dei votati all'emendamento che avrebbe sospeso il vitalizio per gli ex deputati condannati per mafia: insieme ai 5 stelle hanno votato a favore della sospensione i deputati di Forza Italia Edy bandiera e Salvo Pogliese, il democratico Fabrizio Ferrandelli, Vincenzo Vinciullo di Ncd e il vicepresidente dell'Ars Antonino Venturino.


I grillini hanno poi pubblicato i deputati che risultavano assenti alle votazione sull'emendamento che riguardava i vitalizi, ma che hanno partecipato al resto delle votazioni sulla manovrina: tra questi, Alice Anselo di Articolo 4, Antonello Cracolici, Mariella Maggio e Concetta Raia del Pd e il governatore Rosario Crocetta. E, ancora, il capogruppo del Pd Baldo Gucciardi, quello dell'Udc Calofgero Firetto.

Cancelleri interviene poi sulla relazione della Corte dei conti che ha stabilito spese pazze per Pdl, Mpa, Pid e Grande Sud per un totale di 1,5 milioni di euro, mentre per i grillini è tutto regolare: “Si è montato un caso sulle nostre spese e adesso finalmente abbiamo dimostrato che le nostre spese sono regolari – dice Cancelleri – ci hanno detto che eravamo indagati, non lo eravamo ma soprattutto tutte le nostre spese sono state considerate regolari dalla magistratura contabile”.

Ardizzone replica così su Facebook: "Alla prima occasione regalerò ai deputati grillini una copia del libro 'il grillo parlante', edito nel 1983 da un autore contemporaneo come Roberto Gervaso, sottolineandogli l'aforisma: "la morale ci dice quello che dobbiamo fare. Il moralismo quello che gli altri facessero".

E in soccorso di Ardizzone arrivano i deputati del Pd: "Il nostro è un no secco contro le norme che colpiscono una sola persona: togliere il vitalizio a Cuffaro non è competenza della Regione - dicono i deputati regionali Bruno Marziano, presidente della Terza commissione "Attività produttive" e Marika Cirone Di Marco, componente della Quarta commissione "Ambiente e Territorio" - rivendichiamo la giustezza e la civiltà giuridica del nostro voto. Sia il Governo che l'intero parlamento regionale, tranne il Movimento 5 Stelle e qualche altro deputato, hanno votato contro l'emendamento. La Regione non ha alcun potere di intervento in materia - aggiungono i due deputati del Partito Democratico - e il vitalizio è il frutto anche di versamenti personali. Oltretutto, proprio per queste ragioni, la legge nazionale non lo prevede per il deputato nazionale che commette quel reato, e noi abbiamo mantenuto l'adeguamento alla legge nazionale".


giovedì 29 maggio 2014

Casalesi, prime ammissioni di Iovine: “Soldi per sindaci di ogni colore”

Casalesi, prime ammissioni di Iovine: “Soldi per sindaci di ogni colore”
Depositati i primi verbali in cui emergono le rivelazioni fatte dal capo clan che ha iniziato a collaborare con la giustizia lo scorso 13 maggio. "Sto spiegando un sistema di cui la camorra non è l’unica responsabile", ha dichiarato:
Antonio Iovine (Scheda segnaletica della Questura di Napoli)
“So benissimo di quali delitti mi sono macchiato. Sto spiegando un sistema di cui la camorra non è l’unica responsabile. C’erano soldi per tutti in un sistema particolarmente corrotto. C’erano dei sindaci che avevano interesse a favorire imprenditori collusi con il clan per avere dei vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti. Non aveva importanza il colore del sindaco perché il sistema era operante allo stesso modo”. Così inizia la collaborazione di giustizia di Antonio Iovine, detto ‘O Ninno, indiscusso capo clan dei casalesi, catturato nel novembre del 2010 dopo 14 anni di latitanza. I quattro verbali sono stati depositati al processo in corso davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a carico del consigliere regionale Enrico Fabozzi e di alcuni imprenditori del casertano. Come ha riferito il pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro, Iovine ha iniziato a collaborare il 13 maggio; l’interrogatorio è previsto per il 7 giugno.
Antonio Iovine (camorrista)
Poi Iovine ha continuato: ”Generalmente io ero del tutto indifferente rispetto a chi si candidava a sindaco, nel senso che chiunque avesse vinto sarebbe entrato automaticamente a far parte di questo sistema gestito da noi”. “Devo però anche dire”, ha aggiunto, “che altre persone del clan potevano avere passione per la politica e comunque un interesse per un candidato piuttosto che per un altro”. Iovine ha poi parlato di una ”mentalità casalese inculcata fin da giovani”: è quella che si può definire “la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che, prima ancora che i camorristi, ha diffuso nel nostro territorio lo Stato, che non ha offerto delle possibilità alternative e legali alla popolazione”. Quindi Iovine, pur ammettendo le proprie responsabilità in “gravissimi delitti” ha affermato: “Le nostre condotte sono anche conseguenza di questo abbandono che abbiamo percepito da parte dello Stato”.
Antonio Iovine (camorrista)
E ancora sulle responsabilità dello stato: “Anche la parte politica che dovrebbe rappresentare la parte buona dello Stato è stata quantomeno connivente con questo sistema se non complice. Sicuramente era del tutto consapevole di come andavano le cose”. Come si legge in un altro passaggio del verbale “era noto a tutti che, per esempio, la ditta per le refezioni scolastiche era un’impresa di Antonio Iovine, eppure nessuno si è mai opposto a questo sistema. Per esempio a San Cipriano una personalità come Lorenzo Diana, che pure ha svolto un’azione politica dura di contrasto alla criminalità organizzata anche facendo parte della Commissione Antimafia, ha permesso che noi continuassimo ad avere questi appalti anche quando erano sindaci Lorenzo Cristiano e Angelo Reccia, della sua stessa parte politica”. “Il sistema è andato avanti fino al 2008?, ha poi detto Iovine, “e allo stesso modo nulla ha avuto da ridire il sindaco Enrico Martinelli che era invece del centrodestra”.
Foto segnaletica del camorrista Antonio Iovine
L’ex parlamentare Diana ha replicato a queste affermazioni: “Iovine scopre l’acqua calda sul fatto che gli appalti nei territori a dominio camorristico dei Casalesi fossero condizionati dalla criminalità organizzata visto che non c’era la libertà di partecipare agli appalti senza il loro assenso. Questa realtà è stata denunciata da me con prove evidenti nella Commissione Antimafia, alla Prefettura e in pubbliche dichiarazioni chiedendo allo Stato di estirpare il controllo del territorio da parte del clan. Su questi aspetti ho chiesto e ottenuto tante riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e sicurezza pubblica”.
Foto archivio della Questura di Napoli (Antonio Iovine: camorrista)
Nel verbale si legge anche di alcuni milioni di euro destinati al rimboschimento nell’Alto Casertano, erogati dal ministero dell’Agricoltura e che finirono nelle casse del clan dei Casalesi. “Si trattava”, ricorda “di lavori appaltati attraverso finanziamenti del ministero dell’Agricoltura e Vincenzo Della Volpe ottenne di essere colui che avrebbe gestito i relativi appalti per conto dei clan”. Della Volpe “utilizzò anche imprese del Napoletano, vivai che avevano le categorie giuste per accedere a questi finanziamenti. Se non sbaglio questi finanziamenti si riferiscono al periodo in cui il ministro dell’Agricoltura era Alemanno e ricordo il particolare che il ministro venne a San Cipriano per una manifestazione elettorale al cinema Faro su invito di mio nipote Giacomo Caterino, anche lui impegnato in politica, tanto che è stato candidato alle elezioni comunali e provinciali ed è stato anche sindaco di San Cipriano”.

Iovine ha poi confermato l’uccisione di Antonio Bardellino, padrino del clan dei casalesi, il cui cadavere non è mai stato ritrovato: “So per certo che è morto ma non so dire per quale ragione non si sia mai ritrovato il corpo”.

*N.B.: Soprannominato o'ninno Iovine, insieme a Michele Zagaria e Francesco Schiavone, è uno dei principali boss camorristici del Clan dei Casalesi.



martedì 27 maggio 2014

Camorra, sgominato clan dei “tatuati”. “Compravamo droga da Genny ‘a carogna”

Sono 14 le ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dalla Dda di Napoli. Il segno distintivo degli appartenenti era il tatuaggio che raffigurava "Bodo" un personaggio dei cartoni animati e soprannome del boss emergente Marco de Micco
Bodo, il tatuaggio utilizzato dal clan camorristico


Mie riflessioni:
*"Dopo aver visto la sconfitta dello Stato italiano con protagonista assoluto un ultras del Napoli Calcio Genny ‘a carogna, mi pare troppo poco giustificare quanto avvenuto. Forse (per i miei 30 anni trascorsi come dipendente del Ministero Dell'Interno (Polizia di Stato), posso dire che i politici, i responsabili della Federazione Calcio, non hanno voluto prendere provvedimenti per evitare che la partita di pallone non venisse svolta; denaro e poteri che a noi non è consentito comprendere (celato da tutti i media). Per questo finalmente si è riusciti a mettere "una pezza" in quella figuraccia nazionale e internazionale che ci fu per il calcio italiano. Lo Stato non è presente in territori dove le organizzazioni criminali "sciaquano i panni sporchi", utilizzando persone fisiche, carne umana, spesso ragazzi che non vedono nessuna prospettiva per il loro futuro, aggiungendo che le politiche locali sul territorio nulla fanno per arginare o debellare. Mi piange il cuore sapendo che vite umane abbiano lasciato il loro respiro per morire in nome di questo o quel clan o mafia, ma nulla cambia.
Antonio Minichini, Gennaro Castaldi, Alessandro Malapena sono morti e in parte lo Stato italiano ne è responsabile. Non esisteva nessuna associazione, organizzazione nel territorio per dare aiuto a queste persone? Non ci voglio credere e non ci credo. La camorre, le mafie, le organizzazioni criminali organizzate, si possono debellare solo e soltanto se viene estirpato il marcio che esiste nella politica italiana, in quel pseudo personaggio che ricopre una carica pubblica e/o politica che scende e si vende a compromessi con la camorra, le mafie! Nella mia conclusione posso solo dire che l'omertà aiuta i già ricchi di denaro e indebolisce la democrazia. Spero solo che non ci siano ancora 18enni che dovranno pagare con la vita, una vita già bruiciata da una politica che non esiste oppure si comporta come le tre (3) scimmie: "non vedo, non sento, non parlo"*.


Ciro C. se lo è fatto tatuare sull’avambraccio. Antonio N. sull’anca. Roberto B. in prossimità delle parti basse. “Bodo”, un personaggio dei cartoni animati, è il soprannome di Marco De Micco, boss emergente di Ponticelli, quartiere di Napoli, già feudo della famiglia Sarno. Il clan De Micco ha costruito la sua ascesa grazie al sostegno del clan Cuccaro del quartiere limitrofo di Barra, fino a diventarne la ‘loga manus’ sul territorio di Ponticelli. Quel tatuaggio, accompagnato in qualche caso dalla scritta “rispetto, fedeltà e onore”, è considerato dagli inquirenti il marchio di affiliazione alla cosca dei fratelli De Micco.

Gennaro De Tommaso

martedì 13 maggio 2014

Marcello Dell'Utri e Amedeo Matacena la fuga a Beirut per evitare il carcere condanna per mafia

Riflessioni ANTIMAFIA:
Insomma, sembra proprio che la magistratura italiana sia talmente modificata nel suo iter, dai vari Governi che in questi anni si sono succeduti, da non poter fare nulla in sutuazioni simili.
Inermi, attendono che "la politica e i politici italiani si pronuncino e decidano".
Oramai il declino della nostra magistratura, a forza di "Decreti Legge", personalizzati per favorire i malavitosi presenti nel nostro Parlamento, vengano tutelati in ogni modo!
Tutto questo è inaccettabile se fossimo in Democrazia, ma forse questo (anche la Democrazia in Italia),  è stato talmente alterato, modificato, con modifiche al CP (copide penale) e CPP (codice di procedura penale), da far rabbrividire gli stessi Paesi che adottano per i loro cittadini la dittatura!
Questa mia esternazione non è solo frutto di un mio pensiero, essendo io un ex dipendente del Ministero Dell'Interno.
Non comprendo come mai l'italiano non si sia ancora ribellato, in modo pacifico, ma con forza: scendendo per strada, nelle piazze a manifestare il proprio dissenso e chiedendo le dimissioni di tutte le persone che ricoprono una carica pubblica e politica, per dare le dimissioni, restituire i soldi, non avere per loro la pensione e i privilegi che gli vengono concessi anche se indagati, o ancora peggio se condannati in via definitiva!
Credo che l'italiano sia un poco tardo nel risvegliare queste cose, ma quando comprende forse è troppo tardi. Attende forse di avere calate totalmente le braghe, le mutande per sentire realmente il suolo a culo nudo?
Non saprei cosa aggiungere. Per ultima cosa e come sempre
A VOI LE RIFLESSIONI!

I 3 magnifici impuniti

È Beirut la terra promessa per chi, come gli ex parlamentari di Forza Italia Marcello Dell'Utri e Amedeo Matacena, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il primo, amico da una vita di Silvio Berlusconi, si trova nella capitale libanese da quasi un mese e il ministero della Giustizia ha già spedito le carte per chiederne l'estradizione. Infatti sull'ex senatore siciliano pende un mandato d'arresto. Inoltre a breve la Cassazione dovrà esprimersi sulla condanna a 7 anni inflitta a Dell'Utri dalla corte d'Appello.

Anche Matacena, che è stato condannato in via definitiva per lo stesso reato a 5 anni di carcere, ha cercato di raggiungere Beirut, ma senza successo. Infatti l'ex parlamentare, dopo essere fuggito dall'Italia ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato dalla polizia locale al suo arrivo all'aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità italiane.

Pochi giorni dopo, però, Matacena è tornato in libertà in quanto non è stata completata la procedura di estradizione in Italia. La giurisdizione degli Emirati arabi, dove non esiste il reato di criminalità organizzata e con i quali l'Italia non ha accordi bilaterali, prevede che i cittadini stranieri in attesa di estradizione non possano essere privati della libertà oltre un certo limite di tempo. Matacena non poteva però lasciare il Paese arabo in quanto privato del passaporto. Per la giustizia italiana è rimasto un latitante. È in questa fase, secondo l'accusa, che sarebbe intervenuto Claudio Scajola - arrestato per procurata inosservanza di pena- che avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in Libano.

Nella sua ordinanza, il gip scrive che le investigazioni "vedono Scajola in pole position nell'impegno volto all'individuazione di uno Stato estero che evitasse per quanto possibile l'estradizione di Matacena o la rendesse quantomeno molto difficile e laboriosa. Tale Stato Scajola lo individuava nel Libano, impegnandosi con personaggi esteri di rango istituzionale per ottenere tale appoggio per tramite di importanti amicizie ". Come ad esempio Vincenzo Speziali, nipote e omonimo dell'ex senatore del Pdl.

Ma perché proprio Beirut? E qui torna in ballo il reato per cui sono stati condannati i due ex compagni di partito. Difatti in Libano il concorso esterno in associazione mafiosa non sanno nemmeno cosa sia. Eccolo, dunque, l'inghippo. La contemplazione da parte dell'ordinamento giuridico libanese del tipo di reato in questione risulta determinante. E su questo punto i tempi per il caso Dell'Utri potrebbero allungarsi. Per Matacena forse potevano.


LEGGETE LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE TRA SCAJOLA E LA MOGLIE DI MATACENA

"Stiamo parlando della capitale, giusto? Che inizia con la L, no, che inizia con la B". A dirlo è la moglie di Amedeo Matacena, Chiara Rizzo, in una delle tante telefonate intercettate con l'ex ministro Claudio Scajola. Una telefonata che secondo gli investigatori testimonia come Scajola si sia impegnato per fare in modo che Matacena potesse proseguire la sua latitanza in Libano, ed in particolare nella capitale Beirut. La moglie di Matacena, infatti, si corregge con le iniziali dopo che Scajola le dice "Beh, il paese con...".

Ma non c'è solo questo passaggio, scrive il gip nella sua ordinanza di custodia cautelare, a fare "comprendere che la città individuata da Scajola sia Beirut". In un'altra telefonata, infatti, l'ex ministro, sempre parlando con la Rizzo, le dice: "ti ricordi di Beirut? Prova a concentrarti perchè passa così... questi miei amici, quando sono andato a Beirut, poi sono venuti su... amici miei, l'ex presidente, hai presente?".
Nella stessa telefonata Scajola poi prosegue: "ieri ho visto questo tizio e il discorso è venuto lì. Mi dice 'noi siamo amici di la, poi ho capito perchè, perchè Beirut è una grande Montecarlo e Dubai è una grande Montecarlo, tanto per essere chiari. Io vado a Roma prima perchè domenica questo qui viene su, suo zio. Viene su lo zio e mi dice 'stiamo a cena insieme' e devo trovare... va beh, basta, hai capito più o meno... devo dirti delle cose e devo sapere delle cose, se tu lo desideri, in modo che io possa trasmettere giusto, punto."

Fonte: www.huffingtonpost.it

FOTO - L'albergo della cattura di Dell'Utri:





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sabato 10 maggio 2014

EXPO 2015: Scajola, Berlusconi, e affari di mafia

EXPO 2015: Scajola, Berlusconi, e affari di mafia

8 maggio 2014
Scajola arrestato, i pm: “Ex ministro in prima fila per aiutare la fuga di Matacena”

Il gip: "L'ex braccio destro di Silvio Berlusconi ha posto in essere condotte per rendere attuabile il piano". Cioè lo spostamento da Dubai al Libano, dov'è più difficile l'estradizione. L'indagato Speziali: "Non mi ha mai chiesto nulla"

Scajola arrestato, i pm: “Ex ministro in prima fila per aiutare la fuga di Matacena”
Il gip: "L'ex braccio destro di Berlusconi ha posto in essere condotte per rendere attuabile il piano". Cioè lo spostamento da Dubai al Libano, dov'è più difficile l'estradizione. L'indagato Speziali: "Non mi ha mai chiesto nulla"
di Lucio Musolino.

Più informazioni su: Amedeo Matacena, Claudio Scajola, Concorso Esterno in Associazione Mafiosa, Forza Italia, Libano, Marcello Dell’Utri.

Così come Marcello Dell’Utri, anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena voleva scappare in Libano. E il “contatto” per la fuga dei due era lo stesso. In particolare, il politico calabrese (condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Olimpia) voleva andare a Beirut dove è più difficile l’estradizione. Una fuga per la quale, secondo la Procura di Reggio Calabria, Matacena sarebbe stato favorito dall’ex ministro Claudio Scajola destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare emessa  dal gip Olga Tarzia su richiesta del procuratore Federico Cafero De Raho e del sostituto della Dda Giuseppe Lombardo. In particolare, Scajola si sarebbe occupato dei contatti che servivano al Matacena per “le provviste finanziarie necessarie per proseguire la latitanza”.


I magistrati reggini scrivono, infatti, che l’ex ministro arrestato avrebbe posto in essere “articolate condotte finalizzate a rendere attuabile il pianificato spostamento del Matacena dall’Emirato di Dubai alla Repubblica del Libano”. A Dubai, da libero l’ex parlamentare era sotto processo e in attesa di essere estradato. Serviva un piano di fuga che sarebbe stato “individuato dallo Scajola per la possibilità di sfruttare le proprie relazioni personali al fine di riconoscere il diritto di “asilo politico” a favore del condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
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